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Il racconto di un viaggio iniziato il 1° marzo 2020, e poi interrotto a causa  dell’emergenza coronavirus. Con la speranza di riprenderlo appena possibile, quando si tornerà alla normalità.

1 marzo 2020. E quindi ci siamo arrivati. Ne abbiamo parlato per mesi, programmando poco, da veri ex-fricchettoni. Domani si parte davvero, non si scherza più. Se il popolo dell’Europa accetterà di ospitare due temerari che vengono da Milano, faremo una viaggio di due mesi, prima verso Valencia e in Andalusia, Algarve e poi lungo la costa del Portogallo e su fino a Oporto e poi in Galizia. Queste in breve sono le intenzioni, poi si vedrà.

Gli amici, non tutti per fortuna, ci stanno dicendo che siamo dei pazzi. Ma noi siamo incoscienti e forse deficienti.

Sì, forse. Ma per ora stiamo bene, facendo le corna. E poi speriamo nello spirito di accoglienza degli spagnoli e dei portoghesi.

Ci trasciniamo dietro un solo trolley di 10 chili. Ci abbiamo messo ore a decidere cosa infilarci dentro. Come si fa a prevedere un bagaglio quando non si sa esattamente che tempo farà?  Alla fine quel che c’è, c’è. Cambieremo bagagli strada facendo, compreremo cose in giro se ci servono buttandone altre, magari a fine aprile torniamo a casa vestiti da torero o da ballerini di flamenco.

Abbiamo prenotato per ora solo le prime tappe, per poter cambiare idea se ci va. E se la pandemia ce lo permetterà. Certo non ci voleva, qualche dubbio c’è venuto.

Ma c’è questa sensazione di libertà un po’ spiazzante che ci ha aiutato a non cambiare idea nonostante tutto il casino che sta succedendo. Una sensazione che fa quasi più paura del virus, dopo tutta una vita passata a rispettare orari e tempi degli altri.

Raccoglieremo qui gli incontri, le cose, i pensieri, le foto che faremo in questi due mesi.

Insomma, ci aggiorniamo: come  si diceva pochi giorni fa dopo una riunione.