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Ed eccoci qui ad Ikaria. Volo breve ma intenso da Atene, su un piccolo aereo Olympic a elica, dove sembra già di essere a casa perché tutti si salutano, si baciano, si chiamano per nome.

Gli unici a non farlo sono i pochi turisti come noi, che si guardano in giro spaesati cercando di capire il perché di tutta questa euforia.

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Un po’ impressionante l’atterraggio per chi butta l’occhio dal finestrino: l’aereo scende in picchiata, la superficie del mare si avvicina sempre di più e uno si chiede se per caso non ci inabisseremo di lì a pochi secondi. Invece, improvvisamente, ecco la costa e una piccolissima pista di atterraggio, con un altrettanto piccolissimo aeroporto.

Scendiamo e subito i polmoni si riempiono di un profumo forte di erbe sconosciute, portato da un venticello caldo e piacevole.

Non staremo qui a scendere in dettagli sull’albergo in cui siamo sistemati, in quale posto abbiamo mangiato bene o meno bene. Questo per due ragioni.

Primo, perché se scriviamo questo diario non è per fornire indicazioni turistiche. Ci sono le guide per questo. E ci sono anche decine e decine di altre isole in Grecia più belle e confortevoli per andarci in vacanza.

bellavitosi_ikaria-cronaca-diario-viaggio.jpgSecondo, perché qui gli alberghi e i posti per mangiare sono più o meno tutti uguali.

Intanto, scordatevi di essere in un posto tipo Mikonos o Santorini.  Decisamente questa non è una di quelle isolette greche con le case tutte bianche e i localini della movida estiva, pieni di turisti allegri e spendaccioni. Almeno già a buttare la prima occhiata a noi non pare proprio.

I centri abitati sono minuscoli e con case costruite un po’ a casaccio, molto semplici e piuttosto scalcinate. Locali per giovani e discoteche neanche l’ombra. I ristorantini ci sono, ma con pochissime persone e quasi tutte locali. Sarà che è ottobre.

bellavitosi_ikaria-cronaca-diario-viaggio.jpgIn compenso la natura è bellissima. Ikaria è un’isola montagnosa, con poche case nascoste fra la selva verdissima e le terrazze di muretti a secco. Pare che tutto sia fermo a cinquant’anni fa.

Noi abbiamo base a Therma che come dice il nome è il luogo delle terme. Il tempo di posare i bagagli, infilare il costume ed ecco che impavidi, in accappatoio e ciabatte, attraversiamo la piazzetta e andiamo verso le famose sorgenti termali. Ci hanno detto che si fa così.

C’è una spiaggetta dove la sabbia non è un granchè, ma il mare è quieto e limpido. E verso destra, ecco questa rusticissima costruzione che ospita un piccolo hammam e le vasche termali. Molto spartane. Però non è detto che si debba andare lì. Ci si può buttare anche direttamente nel mare. Le sorgenti d’acqua calda e radioattiva sgorgano lì, a pochi metri dal molo, in una piccola grotta aperta che sembra un presepe.

Noi decidiamo per l’opzione mare e scendiamo da una scaletta, prudenti. Come sarà l’acqua in questa stagione? Mettiamo a mollo la punta dei piedi e sembra calda. Allora ci tuffiamo. Effettivamente è calda. Sul primo strato. Ma appena sotto è freddina. Nuotiamo, anzi annaspiamo nel percorso di pochi metri. E’ una continua doccia scozzese: calda, fredda, calda, fredda.

bellavitosi_ikaria-cronaca-diario-viaggio.jpgDopo qualche bracciata scomposta, arriviamo in prossimità della sorgente. E lì l’acqua è caldissima. Stiamo lì a cuocere per venti minuti precisi: ci siamo portati un orologio per essere sicuri. Ci dicono che questo è il tempo massimo per stare a mollo, non un minuto di più. Come ci dicono di stare almeno tre ore senza fare la doccia d’acqua dolce, per permettere all’acqua termale di fare il suo effetto.

Così facciamo, fidandoci ciecamente delle indicazioni.

In accappatoio, senza il minimo senso del ridicolo e senza che nessuno faccia minimamente caso a noi, ci dirigiamo nella taverna vicina.

Mentre i pescatori lì davanti sistemano le reti per andare a pesca, mangiamo la nostra prima insalata greca.

In giro, anche qui sembra che tutti si conoscano. Baci, saluti, abbracci, pacche sulle spalle come sull’aereo, anzi di più.

Sulla spiaggia passeggia una signora con un cappello e un bastone, anche lei in accappatoio, da sola: potrebbe avere cent’anni.

Saranno davvero queste terme il segreto di Ikaria?

Vivremo questi dieci giorni nella speranza che le terme facciano bene alla nostra cervicale. E alle ginocchia, alle anche, alla spalla, insomma a tutti i malanni che ci siamo portati dietro dall’Italia. Domani altra doccia scozzese e altra seduta di venti minuti. Vediamo l’effetto che fa.

La signora di cent’anni intanto è salita alla guida di una vecchia Panda e se ne va.

 

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