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I cedolini dell’Inps non arrivano più per posta e molti pensionati non sanno che spettano delle integrazioni. Se la cosa passa inosservata, sono tutti soldi persi.

Da quando il cedolino della pensione, il fatidico “modello ObisM”, non viene più spedito a domicilio, può capitare di non poter controllare subito quello che ci spetta, con il risultato che non ci accorgiamo di perdere dei soldi che ci spettano.

Negli ultimi anni le irregolarità nei conteggi stanno perciò aumentando sempre di più: migliaia di assegni calcolati per difetto: spesso non vengono considerate ad esempio le maggiorazioni sociali, gli assegni familiari o la quattordicesima, nel caso delle pensioni più basse, quelle sotto i 1.000 euro.

Si tratta di irregolarità sui calcoli, che per scarsa informazione o distrazione non vengono richiesti.  

Lo dice la parola stessa: sono diritti inespressi, cioè di quei diritti che, se non vengono espressamente dichiarati, passano in cavalleria.

Che fare quindi per essere sicuri che si sta ricevendo tutto ciò di cui abbiamo diritto?

Per prima cosa ci si può rivolgere allo Spi, cioè il Sindacato Pensionati della Cgil, che controllerà il cedolino. Se salta fuori l’errore, verremo contattati per verificare quanto effettivamente abbiamo ricevuto. Lo Spi fa quindi domanda all’Inps per ottenere il ricalcolo dell’assegno, compresi gli arretrati.

Grazie ai controlli dello Spi, attraverso i patronati sparsi in tutta Italia, in questo modo sono stati recuperati dal 2013 a oggi ben 20 milioni di Euro che non erano stati versati, per oltre 22mila pensionati “distratti”. Non poco, dunque: solo nel Lazio, sono stati restituiti 6 milioni di euro a 9 mila pensionati ignari di averne diritto.

Sono spesso di piccole cifre, ma che sommate l’una all’altra fanno tanto.

Se la pensione è minima, anche le piccole cifre contano, eccome. Vale la pena fare un controllo. Anche perché il servizio della Spi è gratuito.

E online?

Certo, possiamo controllare la nostra situazione anche online, sul sito dell’Inps, richiedendo però prima il Pin personale, iter non sempre velocissimo. Ma non sarà l’Inps a controllare se hanno fatto bene i calcoli: per il ricalcolo dovrete in ogni caso affidarvi a un consulente o a un patronato.

Attenzione: avete tempo solo 5 anni.

L’importante è quindi non dare nulla per scontato. Le statistiche di errore dimostrano che è sempre meglio controllare e verificare bene se, fra i vari cavilli della legge, non ci sia scappando l’occasione di ricevere qualche euro in più.

Ma non aspettate troppo: c’è una scadenza. Il rimborso si può ottenere fino ai 5 anni successivi, altrimenti andrà in prescrizione e addio soldi.