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Si è già parlato di mindfulness in queste pagine bellavitose, e di come possa essere un metodo utile nella nostra vita per raggiungere e mantenere un maggior stato di benessere psicofisico.

Come dicevamo qui e qui, per mindfulness, o piena consapevolezza, intendiamo ” La capacità di portare attenzione, in modo intenzionale, aperto e non giudicante, al momento presente, momento dopo momento”.
 (J.Kabat-Zinn)

Personalmente, sperimentando una vita da cancerina in cui il tempo  presente è stato assai meno coniugato del tempo passato o futuro (quando ero e quando sarò sono da sempre i miei giochi mentali preferiti), mi sono accostata anni fa a questa visione del “vivere momento per momento” con grande curiosità e una certa apprensione: l’allenamento della mente a stare nel qui e ora richiede dedizione, determinazione e costanza. Proprio come un workout in palestra (seppur senza sudare).

La buona notizia è che coltivare questa attitudine ha numerose ricadute positive su tantissimi aspetti della nostra vita.

In particolare mi ha colpito una ricerca condotta qualche anno fa e pubblicata in un articolo del 2010 sulla rivista Science.

M. Killingsworth e D. Gilbert, ricercatori di Harvard, hanno dimostrato che il mind wandering, ossia  quel vagare della mente che è indipendente dallo stimolo, cioè da quello che stiamo  effettivamente facendo o vivendo, è correlato con uno stato generale di minore serenità rispetto ai momenti di presenza mentale. In poche parole, quando non siamo nel presente, siamo meno felici.

Come hanno fatto ad arrivare a questa conclusione, dimostrandola in modo sperimentale?

Con un metodo geniale, attingendo alle nuove tecnologie.

Immaginatevi di far parte di un campione molto elevato di persone, sparse in giro per il mondo e di diverse nazionalità, età, estrazione e sesso, dotate di iPhone e di una app speciale, che randomicamente in diversi momenti della giornata, vi contatta e vi chiede “cosa stai facendo”, ” come ti senti”  e ” dov’è la tua mente ora”.

(segue)

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