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Mindfulness è infatti uno stato in cui si è presenti “qui e ora”, in piena consapevolezza di noi stessi, accettando qualsiasi cosa emerga: disagio, sensazioni, emozioni, ricordi, sofferenze, piacere.

Abbiamo già parlato della mindfulness e di come molte ricerche ed evidenze scientifiche hanno dimostrato la sua forte influenza sulla salute, il benessere, l’equilibrio mentale, la qualità della vita e delle relazioni con gli altri.

La parola mindfulness è la traduzione inglese del termine “sati”, che in sanscrito significa “presenza”: un termine che Buddha utilizzò in molti modi, nei suoi primi discorsi.

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Per cominciare a praticare con efficacia la mindfulness esistono precisi esercizi da eseguire con forte e costante impegno verso se’ stessi. Ma anche con spirito leggero, sentendosi a proprio agio. Imparare questa disciplina è un percorso che ha bisogno di tempo per realizzarsi e approfondirsi.

Uno dei più validi “manuali” di mindfulness è il bestseller mondiale “Metodo Mindfulness, 56 giorni alla felicità” di Mark Williams  e Danny Penman. In questo libro viene esposto un programma di semplici esercizi, in un percorso di 8 settimane, per avvicinarsi alla mindfluness. con varie pratiche per arrivare ad avere un rapporto più saggio ed appagante con la nostra vita.

Nel libro vengono dati anche alcuni suggerimenti pratici che gli autori definiscono habit releasers, cioè “disabituatori”, per spezzare alcuni schemi di pensiero e di comportamento di cui non siamo consapevoli e che tendono a imprigionarci.
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Il padre della mindfulness, Jon Kabat-Zinn dell’Università del Massachusetts Medical School di Worcester, asserisce che nel sentirsi presenti “qui e ora” s’impara ad avere più gentilezza e comprensione verso se’ stessi e gli altri, rivendicando la propria esistenza e vivendo più pienamente.

La mindfulness non è però riconosciuta universalmente come panacea per tutti i mali esistenziali.

Alcune pubblicazioni di psicologia hanno riscontrato la possibilità di effetti collaterali negativi come stati di ansia, panico, depressione, pensieri ossessivi.

Dalla ricerca scientifica non provengono comunque dati sufficienti sui risultati negativi della mindfulness: la scarsa letteratura a proposito accomuna i presunti effetti della mindfulness con quelli della meditazione in senso generale, e in particolare con la meditazione trascendentale.

Non c’è niente di strano se, nel percorso di cambiamento, la testa tenterà di opporre resistenza, con forme di noia, oppure nervosismo. Sono la manifestazione di un necessario adattamento che la mente e il corpo devono avere nei confronti di un nuovo modo di affrontare la vita.