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A Parigi, fino al 21 agosto, c’è un’esposizione dedicata al fenomeno musicale più significativo della scena underground  newyorkese, nato cinquant’anni fa.

L’allestimento è all’interno del sorprendente edificio progettato da Jean Nouvel, che è già uno spettacolo in se’.

 

Una volta entrati, ci accoglie la voce di Allen Ginsberg che legge le parole della sua celebre poesia “America”, parole che il visitatore può seguire leggendole su un muro (la traduzione in italiano è In calce a questo articolo).

 

Continuiamo con la mostra, che subito ci sorprende immergendoci in un’atmosfera della New York degli anni 50 e 60, città che ha visto nascere i Velvet Underground, band trasgressiva e  dirompente poi conosciuta in tutto il mondo anche grazie alla figura artistica di riferimento che più li ha rappresentati, Andy Wharol.

 

Il carattere visivo che ci segue lungo l’itinerario della mostra è costituito dalle sagome nere di tutti protagonisti, che accompagnano le loro storie. Riconosciamo Lou Reed, John Cale, Andy Wharol, Nico e tanti altri, mentre su uno schermo si alternato immagini, foto e film di quell’epoca, tantissime documentazioni rare e affascinanti, come le foto in bianco e nero di Fred McDarrah, il video con Jack Kerouac che declama i suoi scritti all’Artist’s Studio, e poi Bob Dylan, Ginsberg e di nuovo Wharol, ancora meno che trentenni.

Davvero da non perdere, per nostalgici e anche per le giovani generazioni che vogliono scoprire qual è stata l’origine del rock d’avanguardia.

 

America, di Allen Ginsberg

“America ti ho dato tutto e ora non sono nulla.
America due dollari e ventisette centesimi 17 gennaio 1956.
Non posso sopportare la mia mente.
America quando finiremo la guerra umana?
Va’ a farti fottere dalla tua bomba atomica.
Non sto bene non mi seccare.
Non scrivero’ la poesia finche’ non avro’ la mente a posto.
America quando sarai angelica?
Quando ti toglierai i vestiti?
Quando ti guarderai attraverso la tomba?
Quando sarai degna del tuo milione di Trotzkisti?
America perche’ le tue biblioteche sono piene di lacrime?
America quando manderai le tue uova in India?
Sono stufo delle tue folli pretese.
Quando potro’ andare al supermarket a comprare cio’ che mi occorre con la mia bella faccia?
America dopotutto siamo tu e io ad essere perfetti non il mondo vicino.
Il tuo macchinario e’ troppo per me.
Mi hai fatto voler diventare un santo.
Dev’esserci qualche altro modo di risolvere questo argomento.
Burroughs è a Tangeri non credo che tornerà è una cosa sinistra.
Sei tu a essere sinistra o si tratta di qualche scherzo pratico?
Sto cercando di venire al punto.
Mi rifiuto di rinunciare alla mia ossessione.
America smetti di spingermi so quello che sto facendo.
America i fiori dei prugni stanno cadendo.
Non leggo da mesi i giornali, ogni giorno qualcuno va sotto processo per assassinio.
America mi sento sentimentale a pensare ai Wobblies.
America ero comunista da ragazzo non mi dispiace.
Fumo marijuana ogni volta che posso.
Resto in casa intere giornate a guardare le rose nell’armadio.
Quando vado a Chinatown mi ubriaco e non mi faccio mai scopare.
Mi sono deciso ci saranno guai.
Dovevi vedermi quando leggevo Marx.
Lo psicanalista dice che sono perfettamente a posto.
Non diro’ le preghiere del signore.
Ho visioni mistiche e vibrazioni cosmiche.
America non ti ho ancora detto che cosa hai fatto allo zio Max quando è arrivato dalla Russia.
Sto parlando a te.
Lascerai che la tua vita emotiva sia guidata dalla rivista Time?
Sono ossessionato dalla rivista Time.
La leggo tutte le settimane.
La sua copertina mi fissa ogni volta che sguscio davanti al pasticciere sull’angolo.
La leggo nel sotterraneo della Biblioteca Pubblica di Berkeley.”