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Poliedrica e affascinante, Tina Modotti non fu solo una grande fotografa del Novecento ma anche una donna eccezionale e fuori dagli schemi, sempre pronta a investire tutta se stessa nelle passioni personali e politiche.

La mostra “Tina Modotti fotografa e rivoluzionaria” a Jesi a Palazzo Bisaccioni dal 13 aprile all’1 settembre, ripercorre la sua vita attraverso sessanta fotografie provenienti dalla Galerie Bilderwelt di Berlino di Reinhard Schultz, mettendo in luce non solo il suo talento, ma anche gli amori, le amicizie, le vicende politiche che l’hanno fortemente condizionata.

L’esposizione ideata da Francesca Macera è suddivisa in sei sezioni corrispondenti alle fasi salienti di una vita densa di emozioni.

Per capire il coraggio e la tenacia di Tina, basta pensare alle sue umili origini friulane con cui si apre la mostra.

Nata a Udine nel 1896 da una famiglia modesta ma già politicamente impegnata, il padre fu tra i primi iscritti al partito socialista italiano, Tina si imbarca per gli Stati Uniti a soli diciassette anni. Lì si innamora del pittore canadese Roubaix de l’Abrie Richey, detto Robo, e con lui si trasferisce a Los Angeles.

La seconda sezione documenta il suo breve exploit cinematografico con la partecipazione a diverse pellicole, tra cui Tiger’s Coat del 1920, unico documento superstite della sua carriera da star, visibile integralmente nella mostra.

Una passione per il cinema che fu presto soppiantata dalla fotografia.

Grazie all’incontro con il fotografo americano Edward Weston, che divenne suo compagno e con il quale nel 1923 si trasferì in Messico, un Paese che da quel momento divenne la sua terra.

Questa terza sezione documenta le sue prime prove dai semplici oggetti agli still life fino a raggiungere la pienezza della sua espressione nella rappresentazione della realtà e della denuncia sociale che andavano di pari passo con il suo impegno politico.

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