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A Milano c’è una mostra che parla della Rai dei bei tempi andati. E a settembre ci sono lunghe maratone per rivedere gratuitamente alcune trasmissioni degli anni ’70.

“TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai” è il titolo di questa esposizione aperta a maggio e già frequentatissima, persino in queste giornate afose d’estate.

Ma c’è tempo: durerà anche al rientro, fino al 24 settembre, arricchita da lunghe maratone ad ingresso gratuito che riproporranno la visione integrale di vecchi show ripescati dalle videoteche Rai.

Parliamo di una Rai che ora non c’è più. Ricca negli allestimenti e nei contenuti, la Rai dei grandi show del sabato, delle grandi scenografie, degli ospiti d’onore, delle tribune politiche, dei documentari culturali e degli sceneggiati.

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Ci voleva la Fondazione Prada di Milano per farcela rivivere, attraverso l’interpretazione di uno degli artisti favoriti di Miuccia, Francesco Vezzoli. Questo artista dalla mente curiosa e questa mecenate innovatrice e curiosa hanno costruito insieme una visione della tv lontana dai luoghi comuni.

La mostra occupa quasi tutta l’area della Fondazione, escluse le mostre permanenti. E’ un allestamento molto ricco e originale, che racconta attraverso un’esperienza immersiva cosa è stato questo decennio per la tv, che poi significa anche il racconto della storia italiana, di come eravamo e com’era la società intorno a noi.

E’ un decennio in cui la TV pubblica italiana ha un ruolo pedagogico e produce trasmissioni ad alto contenuto culturale, collaborando con grandi registi come Bernardo Bertolucci, Federico Fellini, Paolo e Vittorio Taviani.

Erano anni di mutamenti sociali e culturali che la Rai ha raccontato ogni giorno contribuendo alla formazione della cultura e le ideologie del nostro Paese.

Vezzoli analizza la tv di questi “anni di piombo” con uno sguardo nuovo. Anche attraverso donne come Mina o Raffaella Carrà, che con i loro abiti da sera luccicanti e osée, e il loro personaggio, erano il simbolo di un’emancipazione femminile libera e nuova.

Dal documentario d’autore al varietà, dallo sceneggiato di genere al teatro d’avanguardia, col supporto di video storici, dipinti, sculture e installazioni, la visione di Vezzoli ripercorre quegli anni per decodificare la relazione che legava la Rai alla cultura di quegli anni.

L’appuntamento di settembre è con 6 maratone con visione integrali di programmi televisivi di quegli anni. Ingresso gratuito.

Dall’8 al 23 settembre 2017 in occasione della mostra di Viezzoli si svolgeranno le “Maratone TV 70”, ogni venerdì e sabato. I biglietti d’ingresso si ritirano in biglietteria il giorno della proiezione a partire da un’ora prima dell’inizio delle proiezioni, fino a esaurimento.

Si comincia venerdì 8 settembre con una selezione di interviste e documentari dedicati ad artisti come Vincenzo Agnetti, Alberto Burri, Eugenio Carmi, Giorgio De Chirico, Renato Guttuso e Mario Merz. In questi spezzoni televisivi gli artisti narrano, all’insieme eterogeneo dei telespettatori, il processo creativo all’origine delle loro opere.

Sabato 9 settembre, le cinque puntate integrali dell’Orlando Furioso (1975), uno sceneggiato televisivo diretto da Luca Ronconi e tratto dalla celebre opera di Ludovico Ariosto.

Venerdì 15 settembre, in visione un documentario realizzato da Michelangelo Antonioni nel 1972, dove il regista racconta la Cina delle fabbriche, dei palazzi del potere, delle campagne e delle metropoli secondo un punto di vista domestico e intimista. Il film procurò al regista l’accusa di nemico del popolo da parte degli organi di stampa cinesi.

Sabato 16 settembre, maratona con le sei puntate integrali di Sandokan (1976), uno degli sceneggiati più noti della Rai degli anni Settanta, diretto da Sergio Sollima e interpretato da Kabir Bedi. Un programma di culto per due generazioni e il primo sceneggiato italiano a essere realizzato con i mezzi di una produzione cinematografica.

Venerdì 22 e sabato 23 settembre “Maratone TV 70” si conclude con “Fenomenologia di Raffaella Carrà”, un palinsesto ideato da Francesco Vezzoli. In visione integrale due varietà: Milleluci (1974) di Antonello Falqui e Ma che sera! (1978) di Gino Landi. Milleluci è un varietà in bianco e nero con la doppia conduzione al femminile di Raffaella Carrà e Mina, rivoluzionaria per l’epoca. Ma che sera! è uno spettacolo a colori che vede Raffaella Carrà in un personaggio ironico e trasgressivo, considerato anche il clima socio-politico italiano degli anni di piombo.

Oltre a “TV 70” alla Fondazione Prada sono sempre aperte al pubblico le collezioni permanenti: Robert Gober/Louise Bourgeois e Processo Grottesco.

All’Accademia dei Bambini sono disponibili laboratori dedicati ai più piccoli.