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GUARDARE IL FUTURO IN UNA SFERA DI GHIACCIO.

Tempo di lettura: 4 min.

Questa volta vi parliamo di una mostra sul disgelo dei ghiacci, in un museo che si affaccia su un magnifico angolo del lago di Lugano, nella Svizzera italiana.

Immersi nell’oscurità, abbiamo vissuto un’esperienza sensoriale a 360 gradi restando con il fiato sospeso mentre per oltre un’ora e mezza scorrevano le immagini dell’universo di ghiaccio filmato dal giovane artista concettuale franco svizzero Julian Charrière.

Towards No Earthly Pole, al MASI Lugano fino al 15 marzo 2020, si sviluppa intorno all’omonima opera video, mostrata per la prima volta in questa occasione. Una mostra che indaga il futuro nella sfera di ghiaccio. Uno spettacolo magico e al tempo stesso inquietante, che si inserisce nel complesso tema dell’ambiente e del pianeta da salvare che anima dibattiti e cortei di giovani in tutto il mondo.

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Nato a Morges nel 1987, Charrière è tra le personalità più innovative sulla scena contemporanea internazionale. Con la sua opera esplora il legame tra civiltà umana e paesaggio naturale.

L’idea del progetto Towards No Earthly Pole nasce nel 2017, quando Charrière è invitato su una nave di ricercatori russi a percorrere il canale di Drake, tra Capo Horn e le isole Shetland Meridionali. L’impatto concreto con il paesaggio dell’Antartide e il confronto con la storia delle esplorazioni di inizio Novecento hanno ispirato l’opera, che si è poi concretizzata attraverso gli straordinari viaggi dell’artista sui ghiacciai svizzeri del Rodano e dell’Aletsch, sul Monte Bianco, in Islanda e in Groenlandia.

Ciò che rende unico il suo lavoro è proprio il metodo che lo colloca a metà tra l’artista e il ricercatore sul campo, unendo discipline diverse, dalla letteratura alla fisica, dall’archeologia alla geologia.

Charrière è stato definito archeologo del futuro per la sua capacità di confrontarsi con i cambiamenti dell’ambiente, documentandone le tracce materiali e ciò che sarà tramandato nel futuro grazie anche alla sua capacità di utilizzare vari media.

Il titolo della mostra riprende un verso che il poeta inglese Alfred Tennyson dedica a John Franklin – deceduto insieme a tutto il suo equipaggio nell’ultima famosa spedizione polare del 1845 – e crea subito un legame con le esplorazioni ottocentesche e di inizio Novecento.

I poli terrestri e i ghiacciai considerati all’epoca le ultime frontiere, gli ultimi territori da conquistare, sono ora diventati fragili ecosistemi da proteggere, anche se nella memoria collettiva sono ancora luoghi leggendari.

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La mostra è una sorta di diorama, in cui lo spettatore si immerge rivivendo le sensazioni che rinvia lo schermo, amplificate dallo spazio che lo circonda. Il mistero e la grandezza di questi luoghi ci appaiono come dovevano presentarsi ai primi esploratori, superfici e montagne di ghiaccio dai suoni profondi e dai fruscii cristallini.

Lo spazio è svelato solo a tratti dalla luce artificiale di un drone. Le forme del ghiaccio scolpito dall’acqua e dal vento sono modificate dalle ombre e i suoni, inquietanti rumori di ghiaccio incrinato e fruscii di acqua corrente, danno l’impressione di un paesaggio che respira e si muove.

Man mano che l’inquadratura si allarga l’ambiente svela la drammatica instabilità delle masse glaciali. A poco a poco compaiono sempre più evidenti tracce umane, al posto dell’universo ghiacciato si delinea una valle interrotta da rivoli d’acqua e qualche chiazza di neve.

Le ultime inquadrature si aprono sull’orizzonte del mare dove si scorgono iceberg alla deriva, residui di un paesaggio verticale diventato orizzontale.

In mostra, sempre legata ai temi ambientali, anche l’installazione di un cannone, The Purchase of the South Pole, nascosto da un telone bianco, recuperato da Charrière e utilizzato per proteggere il ghiacciaio del Rodano. Tutto intorno noci di cocco radioattive rivestite in piombo recuperate dall’artista durante il suo viaggio nell’atollo di Bikini per esplorare ciò che era rimasto dopo gli esperimenti nucleari degli Stati Uniti.

         (Silvia Orlandini)

Julian Charrière – Towards No Earthly Pole 27 ottobre 2019 – 15 marzo 2020

Museo d’arte della Svizzera Italiana – Piazza Bernardino Luini 6 CH – 6901 Lugano

Orari: Martedì – domenica: 10:00 – 18:00 Giovedì aperto fino alle 20:00 Lunedì chiuso

Info biglietti e visite: [email protected]

Vendita online: www.masilugano.ch www.luganolac.ch