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Approfittando di un’amicizia che ci accomuna da più di trent’anni, abbiamo chiesto a uno dei suoi più autorevoli protagonisti del fumetto, Alfredo Castelli come sono cambiati i lettori e i disegni delle storie.   

Castelli è il creatore e lo sceneggitore di Martin Mystère, fumetto pubblicato da Sergio Bonelli da oltre trent’anni. Alfredo Castelli è uno storico del fumetto e autore di innumerevoli pubblicazioni di fumetti e sul tema dei fumetti.

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Alfredo Castelli

Bellavitosi:

I lettori di fumetti sono sempre quelli di una volta?

A.C.:

Da un punto di vista negativo, nel tempo il pubblico del fumetto si è notevolmente ridotto. Da un punto di vista positivo ora chi acquista un albo lo fa “proprio perché vuole leggere un fumetto”, non più perché il fumetto costituisce il sostituto di qualche cosa (del cinema perché costa meno, del romanzo perché si fa meno fatica a leggerlo, della soap opera perché non ci sono ancora le TV private che le trasmettono, e via dicendo).

Va da sé che chi oggi sceglie di leggere il fumetto “perché vuole leggere un fumetto” è molto più esigente del lettore di una volta e pretende un prodotto che risponde a particolari caratteristiche narrative, stilistiche e qualitative.

Bellavitosi:

Questo quindi ha fatto cambiare anche lo stile dei disegni?

A.C.:

Come prima conseguenza, i testi e i disegni un po’ “tirati via” (vuoi per fretta, vuoi per abitudine, vuoi per pigrizia) che una volta – dove “una volta” non significa secoli addietro, ma solo una quindicina di anni fa – potevano anche essere accettati ora vengono rifiutati.

Le aumentate (o comunque mutate) esigenze dei lettori non riguardano soltanto il cosiddetto “fumetto d’autore”, ma anche quello “popolare” o “mainstream” (i comic book negli Stati Uniti, gli album cartonati in Francia, i fumetti Bonelli in Italia e via dicendo).

Bellavitosi:

Il pubblico dei fumetti ha gli stessi gusti in tutti i paesi?

A.C.:

Le esigenze sono diverse a seconda del paese di produzione, ma in tutto il mondo occidentale si può rilevare una tendenza comune: in linea di massima l’impressionismo – che una volta, bene o male, funzionava – ora non funziona decisamente più, forse perché i lettori di oggi si sono abituati alla dettagliata immagine cinematografica, televisiva e dei videogames e la vogliono rivedere anche sulla carta.

Nel caso del disegno realistico, quindi, pretendono immagini molto più curate, e, in effetti, la maggior parte dei disegnatori giovani lavora con straordinaria meticolosità, curando i minimi particolari, costruendo modelli dell’arredamento di una casa o di un paesaggio per potervicisi muovere mantenendo coerenza con gli sfondi, guardando con attenzione la moda, l’oggettistica, il design, le nuove tipologie umane, le auto, la tecnologia e via dicendo, e tenendo conto degli stimoli grafici dei video, di Internet, di certe riviste innovative.

Bellavitosi:

Come si delinea questa nuova generazione di disegnatori?

A.C.:

Grazie ai giovani autori, si è verificato anche un rinnovamento di “stile”, un termine difficile da definire. Come è sempre accaduto, fin dai tempi di Alex Raymond e Milton Caniff, ogni generazione di illustratori tende a sviluppare un modo di disegnare (costruzione dell’immagine, equilibri tra il bianco e nero, tipologia di tratto, recitazione dei personaggi) diverso da quello dei colleghi più anziani, e di solito questo nuovo “stile” è più apprezzato dal pubblico a cui i nuovi disegnatori fanno riferimento.