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ANISH KAPOOR A ROMA

Tempo di lettura: 2 min.

E’ l’ultimo mese della grande mostra dell’artista indiano al Macro di Roma, celebre in tutto il mondo per le sue grandi installazioni e le opere specchiate.

bellavitosi_anish-kapoor-macro-roma.jpgDopo oltre 10 anni Anish Kapoor è tornato a Roma. L’artista-star britannico ma di origini indiane ha portato circa 40 opere piene di materia, viscerali, a volte anche brutali, ma piene della sua arte.  

Ha detto del suo lavoro: “Il significato di un’opera non deve essere un problema dell’artista. E’ nella relazione tra l’oggetto e chi lo guarda che si rivela il significato, l’osservatore diventa parte attiva dell’opera.”

bellavitosi_anish-kapoor-macro-roma.jpg”Ci vuole un po’ per essere artista. Serve un impegno continuo, un lungo processo attraverso il fare o non fare qualcosa che può avere significato. Il viaggio di un artista è incerto ma è l’incertezza la cosa interessante”.

bellavitosi_anish-kapoor-macro-roma.jpgLa mostra al Macro, che durerà fino al 17 aprile, è un dialogo continuo tra il concavo e il convesso, il dentro e il fuori, un percorso che sembra quasi un unico pezzo.

E’ anche un viaggio intimo per rileggere in chiave contemporanea la rappresentazione della carne e del sangue. Attraverso i materiali: silicone, pigmenti, alluminio e juta, ma anche i titoli: Unborn (Mai nato), Hung (Appeso), Flayed (Scorticato). Anche con le tonalità speziate dei colori: curry, curcuma, cardamomo, paprica, coriandolo, e lo scintillante oro, blu cobalto e rosso tilaka che sono i colori dei sari, dello spirito, della terra e della vita.

bellavitosi_anish-kapoor-macro-roma.jpgSi potrà rivedere anche l’imponente cubo esposto lo scorso anno alla Reggia di Versailles, Sectional Body Preparing for Monadic Singularity, e l’Internal Objects in Three Parts, che ha portato Kapoor nel Rijksmuseum di Amsterdam.

Nato e cresciuto in India ma vissuto in Inghilterra per più di 40 anni, dice:  “Sicuramente una delle mie fonti è l’India, ma il background non è mai uno solo. Vorrei invece trovare un linguaggio umano dell’umanità, che sia addirittura pre-culturale”.