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Krapfen e bomboloni piacciono a ogni età e a ogni latitudine. Ma questo dolce nato al centro dell’Europa ha regole molto precise se vogliamo chiamarlo Krapfen.

Con l’estate, arriva il ricordo di quando sulla spiaggia mangiavamo i krapfen (o bomboloni, ciambelle, graffe, ecc. secondo i vari dialetti).

Tutti i bellavitosi hanno in testa il ricordo di quel sapore, solitamente legato all’infanzia: morbide delizie fritte a forma rotonda, o a ciambella col buco, a cannolo, con la crema, con la marmellata, con la Nutella, avvolte di zucchero al velo o zucchero semolato.bellavitosi_krapfen-origini.jpg

Questo dolce nasce in Austria quando, durante il periodo di carnevale, nel paese di Graz si cuocevano dolci fritti ripieni di marmellata all’albicocca che poi venivano venduti caldi per le strade, era il ‘600 anno più anno meno.

Il nome discendeva da krafo che in tedesco antico vuol dire frittella, ma anche uncino, come alcuni dolci fritti tedeschi. La leggenda parla anche di una signora Veronica Krapft, nota pasticceria viennese che, arrabbiata per colpa di un lavorante pasticcione, gli tirò una manciata di impasto ma lo mancò, centrando invece una pentola con olio  bollente. Sono anche chiamati  Berliner, particolare che ha fatto sorridere i tedeschi quando John Kennedy declamò la famosa frase “Ich bin ein Berliner”.

Fatto sta che la bontà di questo dolce raggiunse presto la capitale Vienna e con dolcezza conquistò tutti, aristocratici e borghesi, per poi espandersi anche nel Nord Italia, soprattutto Lombardo Veneto e Trentino. Ancora oggi nei paesi delle Dolomiti la qualità dei krapfen è molto alta, c’è chi dice che siano i più buoni d’Italia.

 (segue)

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