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Mia cugina ha aperto un bar nel centro di Verona: il Madrugada Cafè. Un pub che vuole lanciare come caffè letterario. Ha già invitato i letterati della città: sembra proprio che funzioni.

Così ha messo sulla porta del locale un cartello: “cercasi filosofo”. Mi son trovato subito! Ci mettiamo d’accordo: terrò una conversazione nel pub sul tema della Madrugada, l’alba spagnola.

Per l’affiche della serata mi scappa un titolo demente: ‘Dare un madrùgon per mantenere la distanza dal Divino.’

E’ la prima volta che parlo in pubblico; c’è una trentina di persone ed una bella ragazza proprio di fronte a me. La guarderò per tenere alta la tonalità emotiva del parlare, finché il fidanzato non la porterà a casa verso mezzanotte, ritornando però poco dopo per restare fino alla fine. Alla fine, verso le due di notte, c’erano più persone dell’inizio. Son soddisfazioni! Il trucco da incantatore di serpenti è stato quello di introdurre lentamente la figura del Divino mentre le stelle della notte tramontavano.

Come ‘adesivo’ ho utilizzato un drive di Giorgio Colli: “… è il rapporto, pur inavvertito, con un’onda emozionale ciò che dà sapore e consistenza a ogni astrazione, a ogni discorso pronunciato o scritto. Anche un’equazione matematica, nell’attimo in cui si coglie il nesso risolutore, ci afferra per la sua emozionalità. L’astratto è un tramite per giungere, per alludere allo “scotimento emozionale”, sebbene per lo più venga frainteso come fine e sostanza. E non è soltanto la parola di un uomo vivente o morto ciò che attrae la nostra nostalgia di emozione; anzi il mondo intero che ci circonda, nella sua apparente corporeità, è null’altro che astrazione, e senza volerlo né saperlo noi lo interpretiamo come tramite di una emozione squassante.”(Dopo Nietzsche)

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