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In autunno, andiamo alla scoperta di un’isola preziosa di storia e di bellezza. Dove molto è rimasto ai primi del ‘900 e dove l’estate dura fino a novembre.

Il viaggio nella Sicilia più arcaica comincia nell’entroterra di Palermo, scendendo verso il mare di Menfi e le rovine di Selinunte. Fra borghi nascosti fra le pieghe delle montagne dove i turisti sono rari anche in piena estate e che conservano ancora angoli e atmosfere dal fascino irresistibile.

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Acropoli di Selinunte

L’interno montuoso che volta le spalle alle coste, africano nei ritmi di vita e nelle tradizioni, è una miniera di paesaggi infiniti, cucina genuina, buona accoglienza, monumenti e chiese, piazze deserte e vecchietti con la coppola, musei e giardini, trionfi di dolci e vini d’eccellenza.

L’itinerario che consigliamo comincia a Bagheria, dove bisogna trascorrere almeno un paio di giorni per vivere l’atmosfera immobile e fuori del tempo delle vecchie ville storiche e per camminare lungo il corso principale, magari concedendosi uno spuntino a base di pane e panelle.

Seguendo la strada statale che dallo svincolo di Villabate porta ad Agrigento, tagliando in due la Sicilia tra frutteti, case e rocche solitarie, vale una deviazione il minuscolo paese di Cefalà Diana, con il castello e le splendide terme di origine araba: si tratta di una costruzione formata da un ampio vano rettangolare con volta a botte ogivale, dove scorre un’acqua termale che sgorga perennemente da una sorgente alla temperatura di 38°.

Giunti allo svincolo per Lercara Friddi, ci si trova nel distretto dei Monti Sicani, solcati dal fiume Sosio che si incunea e rende verdeggianti anche in estate le contrade ora collinose, ora montuose, dove il grano lascia il posto ai boschi.

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La Rocca Busambra, sui Monti Sicani

Un saliscendi di curve conduce a Burgio, paese antico di artigiani della creta e del ferro, noto per la bellezza delle sue ceramiche stagnate, prodotte da secoli ancora al tornio e decorate con i colori naturali del beige, del verde e del giallo.

Ci si trova ormai nella provincia di Agrigento: la terra ha cambiato colore e appare più secca e gessosa. Salendo lungo la statale 188 verso Caltabellotta, un borgo arabo arroccato a 940 metri, si gode il panorama dei vigneti che sconfinano verso il mare. Un’esperienza di regalarsi soprattutto al tramonto. Il paese sembra immutato nel tempo con la sua Chiesa della Madrice e le sue vecchie case di pietra.

Una medesima sensazione si avverte nella vicina Sambuca di Sicilia. Il vino, principale risorsa dell’economia locale, è prodotto da buona parte della popolazione questo spiega la presenza di numerose cantine nella zona.

Tornando verso Palermo, lungo la strada 624, la cosiddetta Fondovalle, il panorama offre ancora scorci ampi e soleggiati tra le vigne ben allineate.

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La valle di Caltabellotta

Lasciato il mare si risale nel cuore di una Sicilia rurale. Sono questi i grandi latifondi del vino, e ai lati della strada si scorgono piccoli centri abitati sulle colline, come San Cipirello, ai piedi dell’antica Jato, città dei sicani, i primi abitanti dell’isola. Tutta la valle dello Jato è nota per la qualità dei suoi vini.

Da qui, lasciati sulla destra i monti di Piana degli Albanesi, si rientra tre gole rocciose, dentro la Conca d’Oro, immettendosi di nuovo nel flusso d’auto che porta verso la grande periferia di Palermo, tra il Monte Pellegrino e il Golfo.

Se vi trovate da queste parti l’11 e il 12 novembre, potrete approfittarne per andare nel Chiostro delle Clarisse a Termini Imerese, nel comune di Palermo, dove come ogni anno ha luogo la manifestazione Vinorum. Qui potrete assaggiare i migliori vini della Sicilia, degustare le ottime specialità gastronomiche dell’isola e partecipare a workshop tenuti da sommelier siciliani.
Insomma, un viaggio comodo, da organizzare anche all’ultimo momento, per fare provvista di caldo, sole e bei paesaggi in vista dell’inverno che ci aspetta.

 

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