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Neanche il freddo può bloccare la nostra “Agenda Dei Sapori”. Nella complessa ricerca dei piaceri d’inverno, questa volta ci spostiamo in Toscana. Nel racconto del nostro “ricercatore” bellavitoso.

In Toscana, arte, storia e natura fanno da cornice a eccellenze eno-gastronomiche di rara bontà. In questa tappa ho scoperto i sapori del chiostro.

bellavitosi_chiostro-abbazia.jpgSono nell’Abbazia di Sant’Antimo, incastonata tra le colline senesi, che mi apre la sua cantina e la sua collezione di eccellenze gastronomiche. Intorno al complesso monastico, coltivazioni di piante officinali ed il Giardino dei Semplici fanno da preludio alle bontà che mi aspettano tra le antiche mura.

Attraverso la farmacia del monastero, ho accesso ad odori e sapori che sanno di antica sapienza. Specifici rimedi erboristici e conserve, olio, liquori.

bellavitosi_chiostro-abbazia-birre.jpgPerfino la birra viene prodotta dai monaci con tecniche pluricentenarie. Per farla, i monaci fanno rivivere gli antichi processi di produzione che risalgono al loro Ordine dei Canonici, fondato la notte di Natale del 1121 da San Norberto da Xanten, da cui nascono birre famose come quelle di Leffe, di Grimbergen o di Schlägl.

Queste preziose conoscenze, tramandate di generazione in generazione, utilizzano ingredienti di eccellenza del territorio della Val d’Orcia, unendo sapienza antica e metodologie d’avanguardia. Il risultato è una birra veramente unica, ricca di aromi e sapori.

Poco oltre il monastero mi viene segnalato un piccolo punto di ristoro con annesso orto e piccolo allevamento avicolo.

L’occasione è propizia per annotare sull’Agenda dei Sapori cosa si coltiva in inverno e cosa
offre la cucina locale.

Trovo una serra in cui si preparano i semenzai per le produzioni di primavera; carote e insalatine cominciano a fare capolino tra i solchi ben preparati. All’esterno solo enormi cavoli attirano la mia attenzione.

il proprietario di un locale vicino all’Abbazia mi invita a degustare un tagliere di specialità tipiche senesi: pecorini, finocchiona, capocollo.

Un gruppo di magnifici capponi che razzolano su un prato mi suggerisce che il menù della locanda preveda che presto finiscano in pentola…bellavitosi_chiostro-abbazia-capponi.jpg

E’ ciò che mi conferma il proprietario del locale, che estrae dalla sua libreria un libro antico, “L’Imperatore dei Cuochi”, stampato nel lontano 1884. E mi fa anche leggere una ricetta già sperimentata dallo chef.

Eccola, copiata pari pari dalle pagine ingiallite:

“Cappone lessato ripieno di uovi.”
“Spennacchiato il cappone e ripulito, non che bene lavato, si empirà con la seguente composizione: mollica di pane inzuppata nel brodo o nel latte, grasso di manzo o di vitello, ed un poco di burro, le quali cose si pesteranno in un mortaio, poi vi si aggiungerà spezie in polvere, formaggio grattato, ed uova sbattute, e finalmente vi si uniranno noci ben mondate e pelate che egualmente si pesteranno. Riempito il cappone con questo ripieno, lo si fa cuocere in brodo o sugo, e lo si guarnisce con lasagne cotte nel brodo sino a mezza cottura, e che avranno terminato di cuocere nella stessa sostanza del cappone.

Non mi resta che tornare a casa. Mi concedo un buon caffè e riempio l’auto di tutti i prodotti incontrati in questo viaggio.

Bontà che ho gustato in prima persona e che volendo anche voi potete reperire.

Scrivendomi qui vi darò le indicazioni necessarie.

A cura de”L’Agenda dei Sapori”

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