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La mattina a Ikaria è sedersi sulla panchina davanti al mare in accappatoio dopo il trattamento termale e parlare con un professore di storia di New York.

A Ikaria capita che in pochi minuti si possa sentir parlare in greco, italiano, americano, francese, norvegese, cileno.

Il crocevia di tutte queste lingue per noi è stata la piazzetta di Therma: tre panchine, la spiaggetta davanti e le terme alle spalle. Un microcosmo dove c’è sempre spazio per tutti, dove tutti ti salutano, tutti si fermano a parlare, tutti si raccontano. Turisti, abitanti, emigrati di ritorno.

C’è stata un’emigrazione importante, da Ikaria verso gli Stati Uniti: New York, Chicago, le grandi città americane.

C’è addirittura un Comitato Americano Ikaria formato da questi migranti, per lo più benestanti, che annualmente manda sostanziose offerte in dollari per aiutare l’isola e gli abitanti. L’ultimo esempio sono i fondi per l’acquisto di una macchina per le ecografie e mammografie.

bellavitosi_ikaria-terme-cure-terapie.jpgAlcuni di questi emigrati sono tornati, altri ci vengono per le vacanze.

Per questo Ikaria è un crocevia di incontri dove si parla greco insieme a perfetti slang americani, ma in cui anche tutte le altre lingue s’incrociano, in un continuo chiacchiericcio.

Se c’è un campionato mondiale di attaccabottone, qui a Ikaria battono tutti. Qui parlare è un fatto congenito, per gli uomini quanto per le donne. Gli abitanti sono accoglienti verso tutti, turisti e non, e per loro è un piacere fermarsi a fare conoscenza.

La cordialità della gente ikariota è nota fin dal 1600, quando l’arcivescovo Georgirenes si fermò qui a causa di un’avaria alla sua barca e in seguito descrisse la popolazione dell’isola come particolarmente socievole e sincera.

E’ un’attitudine che non si è persa nei secoli. In quest’isola alla fine degli anni ’40 vennero in esilio parecchi oppositori e comunisti del regime. Molte persone che vivono qui oggi sono laureate, conoscono più lingue e hanno piacere a scambiare opinioni e conoscenze con chi viene da fuori.

Qui la danza è il rito di Dioniso.

L’ikariotiko è l’occasione in cui la socialità di questo posto si esprime al massimo. E’ una danza che si celebra tutto l’anno durante le principali festività dei santi, dette anche panigiri, ma in realtà è un rito pagano nato dal culto di Dioniso, il dio del vino che per l’occasione scorre a fiumi.

bellavitosi_ikaria-panigiri-danza-dioniso.jpg L’ikariotiko è la più evidente dimostrazione di quanto la comunità ikariana abbia piacere di stare insieme. Intanto perché è una danza che comincia al pomeriggio e dura fino all’alba. E poi perché tutti partecipano: giovani, vecchi e anche qualche turista un po’ impacciato che ha voglia di buttarsi nella mischia.

In questa danza i passi sono semplici e seguono un ritmo ripetitivo. Tutti ballano tenendo le braccia aperte sulle spalle dei vicini. Si comincia in pochi, creando un circolo, ma man mano che le ore passano il circolo si fa sempre più grande, in una spirale sempre più fitta di persone, fino a diventare un turbine sempre più grande in cui i danzatori entrano in una specie di catarsi ipnotica che sembra non avere più la nozione del tempo.

Una tranquilla movida.

Insomma, a Ikaria è impossibile sentirsi soli.

A Therma, per esempio, la “main street” è lunga circa 200 metri: tu puoi essere da solo, in compagnia, vestito o svestito da mare, con un libro o con il sacchetto della spesa, ma stai sicuro che se ti fermi nella piazzetta qualcuno ti rivolgerà la parola.

Quindi si può pensare che gli abitanti non abbiano molto altro da fare. Vero. Ma è vero anche che qui il tempo scorre senza correre, come invece fa nelle nostre città. E quando il tuo tempo non ti scappa dalle mani puoi anche dedicare un quarto d’ora per sapere chi è e cosa fa un turista che arriva da un’altra parte del mondo.

bellavitosi_ikaria-terme-cure-terapie.jpgIl tempo qui non è importante.

Qui nessuno fa programmi per incontrarsi, ci si incontra e basta. Se non è oggi, sarà domani. “L’unica che ha programmi qui da noi è la lavatrice” ci ha detto una donna del posto.

E’ importante invece socializzare, trovare ogni scusa per parlare con gli altri, non rimanere mai isolati. I luoghi di ritrovo sono tanti: la piazzetta, il bar, il porto, il ristorante. Persino la strada, dove basta fermarsi sul ciglio e la prima auto che passa si ferma di sicuro per darti un passaggio. Perciò forse qui s’invecchia meno, e di sicuro s’invecchia meglio.

E questo è un bel modo di vivere la vita pienamente, restando vitali (e longevi!) nei rapporti sociali senza mai chiudersi in casa nella solitudine, come invece capita spesso agli anziani di città.

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