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Si chiamano robo-advisor e sono piattaforme online che offrono soluzioni di investimento a costi competitivi. Una specie di consulenti finanziari virtuali.

Ricordate il classico consulente finanziario, che poteva essere legato a una banca oppure indipendente e gestiva i risparmi dei clienti con l’obiettivo di farli crescere? Ora verrà sostituito dai robo-advisor grazie alla fintech, la tecnologia applicata all’industria finanziaria.

Sono piattaforme online che basandosi su algoritmi di asset allocation e risk management offrono ai risparmiatori soluzioni di investimento o specifici portafogli personalizzati secondo le loro esigenze.

Ma qual è la differenza, dov’è il vantaggio per il consumatore? Offrono servizi a costi decisamente più bassi di quelli di un vero consulente finanziario, con un buon livello di consulenza anche per quelli che, avendo somme contenute da investire sono in genere poco considerati.

Negli Stati Uniti questo mercato ha già uno sviluppo straordinario, grazie soprattutto a enormi investimenti da parte dei venture capital che hanno anticipato le banche tradizionali sul treno dell’innovazione in un settore che può generare enormi margini di guadagno. Per esempio con gli Schwab Intelligent Portfolios, calibrati su tutte le tasche, oppure con Fidelity International e molti altri.

In Europa i robo-advisor si sono affermati bene in Inghilterra, mentre in Italia hanno preso piede da pochi anni: MoneyFarm, AdviseOnly, Gimme5 e IB Navigator offrono questi servizi e già arrivano nuovi concorrenti, anche molto qualificati.

L’utilizzo è sicuramente molto semplice, basta andare su un sito o scaricare un’app per operare comodamente anche dal proprio smartphone, scegliere come investire i propri soldi tra azioni, fondi, ETF, etc. A questo punto entra in azione un algoritmo che analizza, valuta e calibra gli investimenti in base alle scelte fatte.

Quasi sempre le soluzioni d’investimento si adattano ad ogni tasca e le informazioni sono chiare e ben spiegate.

Tuttavia i pareri sono contrastanti perché c’è anche chi afferma che un software non può avere l’esperienza di un uomo, un professionista, quando i mercati salgono e scendono, ci saranno sempre persone che avranno bisogno di confrontarsi con un consulente.

Sembra che le grandi banche tradizionali siano abbastanza spaventate da questi nuovi modelli di business. Si afferma sempre di più lo scenario in cui l’offerta dei servizi va verso la specializzazione e la verticalizzazione, lasciando a pochi colossi il modello di banca generalista.

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