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C’è ancora molta gente che si tiene ben lontana dalla sharing economy, cioè dalla condivisione di servizi e beni, per una serie di paure, alcune giustificate e altre no.

Con la sharing economy uno si sente tanto moderno. Chi la usa se ne vanta e se tu non la fai, ti guarda dall’alto in basso, quasi fossi un retrogrado.

Infatti è una furbata iniziata quasi in sordina, ma che adesso che sta diventando un modello di business sempre più importante. Tant’è che nel mondo muove già quasi 15 miliardi di dollari l’anno.

Qui in Italia le cose vanno un po’ al rilento. Siamo un popolo abituato alle nostre cerchie di amicizie, spesso ristrette, e ci muoviamo esclusivamente all’interno di quelle.

Non siamo ancora tanto convinti di tutto questo scambio di beni e servizi con degli estranei. Siamo diffidenti.

Dividere i costi di un viaggio sull’auto di qualcuno che non si conosce? Mai! Molto meglio spendere il doppio, se non il triplo, e viaggiare soli.

Affittare casa nostra a turisti sconosciuti, anche se per pochi giorni? Figurarsi. O affittare una casa intera da un privato? Nooo, molto meglio la camera di un albergo spendendo il triplo.

Sharing o non sharing? Questo è il dilemma.

Le ragioni per diffidare della sharing economy sono varie. Spesso dipendono da una scarsa conoscenza dei termini e delle regole su cui si fondano i vari servizi e del loro effettivo vantaggio economico. Oppure dipendono da una scarsa abitudine nell’usare le piattaforme online, soprattutto per chi ha da sempre usato i modi tradizionali ed è ancorato alle vecchie abitudini. Altre volte invece i dubbi hanno un reale fondamento e c’è ragione di essere un po’ più restii.

Dubbio 1:
“Le piattaforme di sharing online io non le capisco.”

Non è vero, basta provare: in genere sono facili e intuitive. Se si vuole procedere nella scelta, è sempre necessario prima registrarsi inserendo il vostro nome, cognome, mail.  Dal sito, si entra poi direttamente in contatto con l’altra parte della condivisione: il proprietario di casa o il guidatore dell’auto, per esempio.

Dubbio 2 “
“Estranei in casa mia? Non se ne parla.”

Certo, bisogna stare attenti, soprattutto se si affitta non tutta la casa, ma solo parte della casa in cui vivete voi, e quindi è una vera condivisione degli stessi spazi.
Per saperne un po’ più del vostro ospite prima di accettarlo è consigliabile controllare se sul sito ci sono recensioni negative che lo riguardano.

Dubbio 3:
“Se affitto casa mia, poi pago più tasse.”

In ballo c’è una proposta di legge sulla sharing economy presentata alla Camera, che vuole regolamentare dal punto di vista fiscale il reddito percepito attraverso le piattaforme digitali, prevedendo un’apposita sezione della dichiarazione dei redditi.
Chi non supera la franchigia di 10.000 euro è soggetto a un’imposta con aliquota fissa del 10%, mentre per i redditi superiori è prevista una tassazione più alta.

Dubbio 4:
“Il risparmio è minimo, se faccio come sempre è più comodo.”

Non è sempre vero. Si spende sempre qualcosa, certo gratis non è. Per la casa paghi una tariffa come se fosse un hotel, e lì dipende dalla tariffa che scegli. Per un passaggio in auto, invece, le spese di viaggio sono divise a metà con il conducente. In questo caso il risparmio c’è sempre. Per esempio puoi andare da Roma a Bari con meno di 25 euro.

Dubbio 5:
“Col car sharing mi può capitare un’auto scomoda o un compagno di viaggio sgradevole.”

I conducenti si possono scegliere controllando le informazioni fornite sulle piattaforme di car sharing. In base all’età, all’esperienza di guida, se sente la musica o se fuma. E’ segnalato anche il tipo di auto.
Ed esistono i viaggi rosa riservati alle donne, con conducente e passeggere donne.

Dubbio 6:
“Come la mettiamo con l’assicurazione?”

Nel car sharing, se il guidatore e l’auto sono regolarmente assicurati, come tutti del resto, non c’è nessun timore: la Rc coprirà sempre sia i danni alla vettura, ai passeggeri, e i danni causati a terzi.
Per le case, sono le piattaforme stesse che di solito assicurano per i possibili danni. L’assicurazione prevista da Airbnb arriva ad esempio rimborsi fino a 800 mila euro.

Dubbio 7:
“Non voglio mettere online i dati della carta di credito.”

Nella maggior parte dei casi non c’è più rischio e quindi neanche paura. Le piattaforme online più importanti sono protette da software di sicurezza e prevedono rimborsi se qualcosa dovesse essere sottratto indebitamente.

Dubbio 8:
“E’ una faccenda troppo recente, senza regole precise.”

L’Italia si sta attivando a proposito. Il nuovo disegno di legge è fra i primi nel mondo che sta provando a mettere ordine nella sharing economy: prevede che gli operatori debbano iscriversi a un Registro, adeguandosi a regole precise in termini di fiscalità e servizi, gestione dei pagamenti elettronici e controllo della privacy degli utenti.

Niente sharing economy se non ti fidi nel prossimo.

Anche se valgono sempre le regole del buon senso e, sopra ogni altra cosa, le garanzie offerte dalle piattaforme online.

Le opportunità di fare sharing economy sono tante, un po’ in tutti i settori. Per quello che riguarda la loro diffusione, c’è ancora un po’ di strada da fare in termini di consapevolezza e apertura mentale.

Non solo per le case e i viaggi, ma anche per il co-working, gli orti urbani condivisi, i gruppi di acquisto e tante altre iniziative che nascono ogni giorno.

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