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La fatidica APE, Anticipo PEnsionistico, che adesso è una proposta, nel 2017 potrebbe essere una realtà concreta.

Premesso che le parti politiche e sociali devono ancora trovare un accordo definitivo, questa proposta dovrebbe far parte della legge finanziaria del 2017.

Con l’Ape la pensione può essere anticipata al massimo di tre anni, accedendo a un mutuo, cioè un prestito garantito dalle banche ed erogato dall’Inps, che si restituisce in 20 anni. Da gennaio 2017 possono avvalersi dell’Ape i nati entro il 31 maggio 1954, compiuti cioè i 63 anni e 7 mesi richiesti.

Di questo mutuo, a carico del lavoratore dovrebbe essere la parte di capitale, mentre lo Stato pagherà la quota di interessi. Secondo il governo, la pensione sarà decurtata al massimo del 15% su ogni rata.

Tuttavia, negli ultimi mesi, dall’Europa è arrivato un avvertimento ai diversi Paesi a non favorire le pensioni anticipate, evitando il ritiro anticipato, con misure che aiutino a incrementare e prolungare l’occupazione delle persone più anziane.

Per adesso l’età minima per andare in pensione è di 66 anni e 7 mesi. “Grazie” alla riforma Fornero questa età si alzerà di 4 mesi dal 2019, di 3 mesi per ciascun biennio dal 2021 e di altri 2 mesi per ogni biennio, dal 2029.

Ma a noi che siamo le parti interessate, conviene andare in pensione oppure lavorare ancora?

Quando si arriverà al traguardo della pensione, che sia anticipata oppure no, non è detto che tutti abbiamo voglia di tirare i remi in barca e non fare più nulla.

Sempre più spesso, soprattutto all’estero, molti bellavitosi di oltre 60 anni decidono di mettersi in una nuova impresa e magari trovare una nuova occupazione in progetti che erano un sogno nel cassetto.

Il Financial Time riporta un dato interessante e in evoluzione: molte start-up sono fondate non solo da giovani neo laureati, ma anche da ex-imprenditori adulti che si vogliono rimettere in gioco.

Il 6% dei cittadini britannici sopra i 60 anni è impegnato attivamente in una nuova attività imprenditoriale.
Il dato è destinato a crescere, tanto che anche Google, sempre in Gran Bretagna, ha studiato un programma specifico per chi vuole aprire un’impresa oltre la soglia dei 50 anni. Sono 6 settimane di corso gratuito per offrire competenze a chi ha in mente un progetto di business e soprattutto può garantire esperienza, bagaglio di conoscenze e competenze professionali e umane.

In Italia, i dati di Italia Startup dicono che gli ultracinquantenni che fanno impresa sono il 14,4%, gli ultrasessantenni il 3,8%. Fra questi, molti creano imprese nei settori della green economy e delle nuove tecnologie.

I dati dimostrano che non esiste quindi un’età specifica per fare impresa, anche se ovviamente non è detto che chi è in età da pensione debba per forza scegliere questa strada.

L’importante è valutare la possibilità di continuare a essere parte attiva nella vita lavorativa. E le benefiche implicazioni psicologiche (e magari finanziarie) che ciò comporterebbe.

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