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Da più di ottant’anni, persone di ogni età e ceto sociale leggono e comprano la Settimana Enigmistica. Ecco la sua affascinante storia.

La Settimana Enigmistica nasce il 23 gennaio 1932 a Milano, giorno in cui fu fondata dal nobile sardo Giorgio Sisini Conte di Sant’Andrea. In quel periodo aveva da poco iniziato a frequentare una ragazza austriaca, Idell Britenfeld, di cui si innamorò e che sposerà poi a Milano. Durante queste frequentazioni al di là delle Alpi notò che a Vienna i quesiti enigmistici, importati dall’America, riscuotevano molto successo.

Un’impresa italiana.

Con un ottimo spirito imprenditoriale decise di portarli anche in Italia. Il primo numero venne concepito nel loro piccolo appartamento a Milano e fu venduto a 50 centesimi di lire. In prima pagina, i quadretti neri del cruciverba formavano il viso di un’attrice (la messicana Lupe Vélez), come Sisini aveva visto su Das Rätsel, un giornale di enigmistica austriaco.

Da allora, la rivista ha vissuto periodi più o meno floridi, ma sempre con un
gradimento e una fedeltà unica nel suo genere, tanto che viene da chiedersi quale sia il suo segreto. Mistero!

I fondamentali della Settimana Enigmistica.

Sicuramente le sue caratteristiche sono note e la rendono un prodotto unico nell’editoria. Ecco le principali.

I numeri pari della rivista hanno un personaggio maschile in copertina e la famosa dicitura “La rivista che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione!”.

I numeri dispari invece hanno un personaggio femminile e la scritta “La rivista di enigmistica prima per fondazione e per diffusione”.

La numerazione non segue l’ordine delle 52 settimane dell’anno ma è progressivo, il 22 novembre 2008 è uscito il numero 4.000.

Dopo 86 anni, la veste grafica è sempre quella, immutata nel tempo, così come i giochi all’interno. Nel numero 3307 la grafica fu leggermente modificata, e molti lettori protestarono.

Ciclicamente utilizza i colori rosso, verde e blu.

E’ cresciuta insieme alla nazione.

La Settimana Enigmistica mantiene il suo stile nonostante il passare degli anni, ma conserva sempre alto il livello dei giochi, intervallati da vignette e curiosità. I suoi enigmisti diventeranno vere e proprie autorità di riferimento nel settore, come il famosissimo Pietro Bartezzaghi, padre di Stefano e di Alessandro che diventò anche co-direttore della rivista, un’altra colonna portante fu Giancarlo Brighenti.

Ha influenzato anche la cultura televisiva, negli anni ‘80/’90 ogni canale TV aveva una trasmissione con il Cruciverbone, Quizzone o altro gioco nativo della Settimana Enigmistica.

Alcune sue forme verbali sono entrate nella parlata comune, come Forse non tutti sanno che… o anche Strano, ma vero! o infine Questo l’ho fatto io.

Non sono date sapere le cifre della sua diffusione, ma alcune voci dicono che avrebbe raggiunto il milione di copie una ventina di anni fa, e ora si assesterebbe intorno alle 800.000 settimanali.

Sicuramente tutti l’hanno avuta tra le mani, in viaggio, in vacanza o in città, e possiamo ben dire che ogni stagione è buona. Dal 1932.