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La donazione è un passaggio di proprietà volontario, è come un vero contratto, regolato dal Codice Civile. Ma ci sono regole da rispettare perché sia valido.

Di genitori che acquistano casa al figlio e alla figlia che si sposa o che vuole abitare da sola ne abbiamo visti a decine, oggi ieri e anche l’altro ieri. Le donazioni ci sono sempre state, l’hanno fatto i genitori, i nonni, i parenti, anche gli amici.

Senza entrare nel giudizio su quanto sia poco educativo evitare che un figlio si conquisti la sua casa o che faccia l’esperienza della convivenza con i suoi coetanei, vediamo cos’è e come va fatta la donazione.

Ci sono le donazioni di beni immobili ma anche quelle di beni mobili come per esempio quote di società, denaro, opere d’arte, veicoli. Gli immobili invece sono terreni, appartamenti, negozi, compresi i diritti connessi cioè l’usufrutto, l’abitazione e la servitù. Poi ci sono anche le rendite vitalizie e la rinuncia alla riscossione di un credito, che possono diventare donazione.

Deve essere formalizzata davanti a un notaio e una volta effettuata, la donazione non può più essere revocata.

Poi ci sono anche le donazioni indirette, dove i genitori pagano l’acquisto di una casa intestando la proprietà al figlio, per esempio, oppure il figlio paga la casa con i soldi avuti dai genitori. E’ una specie di anticipo dell’eredità. Se nell’atto della compravendita si specifica la provenienza dei soldi, in futuro non ci potranno essere problemi fiscali per il figlio, nè per la successione. Infatti alla morte dei genitori queste donazioni saranno attribuite alla quota che spetta all’erede e non dovranno superare la percentuale “legittima” che spetta ai parenti.

Solo in questi casi la donazione è impugnabile, fino a 10 anni dopo la morte del donatore.

Non sempre sono comode e chiare, le donazioni. C’è anche il caso del regalo di un quadro, per esempio, a una persona cara o che ci ha fatto un favore. Se per caso questo quadro è un bene di famiglia e gli eredi poi lo vogliono indietro, chi lo ha donato è tenuto a risarcirne il valore per la perdita subita.
Oppure il collier donato alla moglie: in caso di separazione o divorzio resta al collo della signora.