Ti sarà inviata una password per E-mail
Tempo di lettura: 2 min.

Presso il centro di cardiologia riabilitativa Asl3 di Genova, i pazienti si allenano in palestra per partecipare a maratone o risalire il Monte Bianco, con il benestare dei medici.

Recuperare attraverso lo sport chi ha subito un intervento cardiochirurgico? Si può.

L’equipe medica capitanata dal primario Pietro Clavario e un piccolo staff di infermieri e fisioterapisti si mette a disposizione di chi ha affrontato interventi cardiochirurgici, angioplastiche e trapianti con un approccio molto diverso da quello consigliato finora da altri cardiologi, che non implica la rinuncia al movimento, alle attività, le sfide sportive ma anzi le favorisce attraverso un programma di riabilitazione che comincia pochi giorni dopo l’intervento, sotto costante controllo dei medici.

Tant’è che qualche anno fa alcuni pazienti del centro hanno affrontano la risalita sul Monte Bianco appena otto mesi dopo l’intervento, accompagnati dai medici e da un ecografo per fare esami in quota.

Certo, tutto è affrontato all’insegna della prudenza, partendo da valutazioni cliniche, e supervisione assidue perché tutto avvenga in sicurezza, dalle fasi di allenamento in palestra, che durano da quattro a cinque mesi, per poi passare a un programma autogestito che prevede una serie di controlli mensili.

I pazienti si allenano tre volte alla settimana anche con passeggiate in gruppo di nordic walking o con il tai chi, grazie all’appoggio dell’associazione di volontariato Cuori Informa, che collabora con il centro di riabilitazione e accompagna i cardio atleti nelle uscite del fine settimana.

E’ una riabilitazione fisica che coinvolge anche la sfera psicologica.

L’attività è calibrata secondo le diverse patologie e stati fisici, ma senza arrendersi e senza rinunciare a priori al piacere di coltivare le proprie passioni.

Grazie a un sofisticato meccanismo messo a punto da un ingegnere eletronico in terapia presso lo stesso centro, i pazienti che pedalano sulle cyclette contribuiscono inoltre a generare energia sufficiente per rendere la palestra energeticamente indipendente, abbattendo i costi.

 

Leggi anche:
IL CUORE IN VIAGGIO