Ti sarà inviata una password per E-mail
Tempo di lettura: 9 min.

Intolleranze e allergie sono fenomeni ben distinti. Negli ultimi anni c’è stato un sensibile aumento delle intolleranze, che compaiono più spesso in tarda età.

Ce ne parla la Dottoressa Elena Ariosto, biologo nutrizionista del centro DNA Milano.

Uno dei vantaggi della “giovane età” è proprio quello di riuscire a tollerare qualsiasi alimento: dal più grasso al più dolce, dal più calorico al più lavorato. Insomma, la classica condizione di chi “digerisce anche i sassi!”. Molte persone portano avanti questa capacità anche col passare degli anni, ma molte altre no, scontrandosi con reazioni avverse conseguenti all’ingestione di determinate componenti alimentari.

Oggi sempre più persone accusano difficoltà digestive, eruzioni cutanee o altre risposte pseudo allergiche che comportano l’intervento di una cura farmacologica capace di tamponare tale problematica. Mediamente i sintomi tendono a comparire nell’età adulta, ma in soggetti particolarmente sensibili possono comparire anche molto prima (20-30 anni).

Stiamo forse parlando di qualche allergia?

La risposta non è semplice, poiché con troppa facilità oggi si tende a definire una qualsiasi problematica digestiva con il termine di “allergia alimentare” o “intolleranza alimentare”, termini che in realtà indicano situazioni ben diverse e specifiche. Facciamo un po’ di chiarezza a riguardo.

Le reazioni negative agli alimenti possono essere causate da allergia alimentare o intolleranza alimentare, anche se in molti casi derivano da una semplice intossicazione alimentare di tipo microbico o da un’avversione psicologica al cibo.

L’allergia alimentare è una reazione avversa che coinvolge il sistema immunitario.

A scatenare la reazione è una proteina presente nell’alimento che, sebbene sia del tutto innocua per la maggior parte delle persone, in alcuni soggetti finisce per comportarsi da allergene, innescando una catena di reazioni del sistema immunitario tra cui la produzione di anticorpi. Gli anticorpi determinano il rilascio di sostanze chimiche organiche, come l’istamina, che provocano vari sintomi: prurito, naso che cola, tosse o affanno.

Fortunatamente, la maggior parte delle risposte allergiche agli alimenti è relativamente lieve ma in un numero limitato di persone si verifica una reazione violenta che può essere letale e che prende il nome di anafilassi. Tra gli allergeni alimentari più comuni vi sono il latte vaccino, le uova, la soia, il grano, i crostacei, la frutta, le arachidi e vari tipi di noci.

Le allergie alimentari sono spesso ereditarie e vengono in genere diagnosticate nei primi anni di vita.

Le stime effettive sull’incidenza delle allergie alimentari sono decisamente inferiori alla percezione della gente. Anche se una su tre persone circa crede di soffrirne, in realtà le allergie alimentari sono scarsamente diffuse. Sulla base di tali studi, è stato stimato che le allergie alimentari si manifestano nell’1-2% circa della popolazione adulta. Nei bambini, il dato sale al 3-7%, anche se, nella maggior parte dei casi, l’allergia viene superata con l’età scolare.

L’intolleranza alimentare, invece, non coinvolge il sistema immunitario: si tratta di un mal funzionamento metabolico a carico di uno o più organi. Un tipico esempio è l’intolleranza al lattosio: le persone che ne sono affette hanno una carenza di lattasi, l’enzima digestivo che scompone lo zucchero del latte.

Negli ultimi anni c’è stato un sensibile aumento delle “intolleranze alimentari”.

Queste intolleranze sono definite tali in quanto, assente una risposta immunitaria vera e propria, sono tutte accomunate da una condizione di Leaky-gut-sindrome (sindrome della permeabilità intestinale). Tale sindrome, oggetto di studio da ormai diversi anni, deriva da un epitelio gastro-intestinale funzionalmente anomalo dove i microvilli -che normalmente permettono la digestione fisiologica e l’assorbimento selettivo dei micronutrienti – perdono la capacità selettiva, permettendo il passaggio di macro-molecole attraverso la barriera gastro-intestinale: tali molecole, di dimensioni maggiori alla norma, entrano così nel circolo sanguigno e vengono identificate come non-self dal nostro sistema immunitario, scatenando così una risposta immunologica.

Nella maggior parte dei casi, queste “intolleranze” hanno sintomatologia lieve (nausea, diarrea, crampi allo stomaco, gonfiore addominale, insonnia) e sono reversibili (a differenza dell’allergia dove invece l’alimento va eliminato del tutto): studi dimostrano che ripristinando la corretta funzionalità della barriera gastrointestinale del soggetto, i sintomi di intolleranza verso uno o più alimenti possono scomparire/arrestarsi.  Le prove a sostegno di tutto ciò sono ancora incomplete, ma sono abbastanza solide da incoraggiare i ricercatori a proseguirne il cammino intrapreso.

Nel corso dell’ultimo decennio, c’è stata una crescente attenzione alle tight junction (complessi proteina-proteina importante per il funzionamento della barriera gastrointestinale), in quanto la loro alterazione determina un’interruzione della funzione di barriera gastrointestinale che contribuisce a favorire reazioni immunologiche (malattie autoimmuni ed infiammatorie, croniche o sistemiche, quali allergie alimentari e celiachia). Ad alterarne la funzione sarebbero tutti inquinanti biologici/chimici, che interagiscono negativamente con la matrice proteica delle tight junction alterandone la conformazione e quindi aumentandone la permeabilità agli agenti esterni.

Un’allergia alimentare si diagnostica fin dai primi anni di vita.

Questa allergia comporta una risposta del sistema immunitario: tale reazione non dipende dalla “dose” di alimento ingerito, basta una piccola quantità per scatenare la risposta allergica. Un’intolleranza alimentare, invece, compare con l’avanzare dell’età come conseguenza di abitudini alimentari (e non) scorrette o situazioni patologiche che compromettono la fisiologia di uno o più organi: tale condizione, se protratta nel tempo, può compromettere la tolleranza verso un alimento o una classe di alimenti.

La sintomatologia è in parte comune a entrambe le condizioni (allergia e intolleranza), dunque per poterle distinguere è molto importante esaminare la storia della sintomatologia ed eventuali correlazioni con lo stato di salute dell’individuo.

Se i sintomi compaiono in tarda età.

In questo caso, molto probabilmente si tratterà di un’intolleranza derivante da abitudini alimentari scorrette o situazioni patologiche pregresse.  Un classico esempio è la sensazione di gonfiore addominale dopo i pasti, oppure una tensione addominale che aumenta verso sera. Non è raro il famoso “reflusso gastroesofageo” o l’acidità di stomaco, che di solito comportano il ricorso a farmaci inibitori di pompa (con controindicazioni importanti). Non dimentichiamo il mal di testa, la stitichezza, l’orticaria, i crampi, la diarrea… tutti sintomi di un funzionamento anomalo del sistema digestivo.

Cosa accomuna tutti questi sintomi?

Abitudini alimentari errate, stile di vita stressante, situazioni emotive stressanti, organi funzionalmente compromessi. Cose ben difficili da riscontrare in individui giovani, dove lo stile di vita non ha ancora avuto tempo di crearsi situazioni “stressogene” per il corpo e gli organi digestivi lavorano al pieno delle loro forze.

L’intolleranza al glutine è una moda?

Oggi, davanti ad una minima sensazione di intolleranza, le indagini si concentrano in primo luogo sul glutine (proteina presente nel grano, nella segale, nell’orzo e nel farro). Sarà solo per “moda” o davvero la probabilità è così alta?

Questa intolleranza è una disfunzione intestinale che si manifesta quando il corpo non tollera tale proteina. In base al grado di tolleranza, si distinguono una gluten sensitivity da una celiachia vera e propria, dove il consumo del glutine comporta un danneggiamento delle pareti di rivestimento dell’intestino tenue e conseguente riduzione della capacità di assorbire nutrienti essenziali quali grassi, proteine, carboidrati, minerali e vitamine. Nella celiachia si attiva un meccanismo autoimmune condizionato da una risposta adattativa del sistema immunitario, nella gluten sensitivity, invece, c’è un meccanismo genetico che coinvolge il sistema immunitario innato, creando infezione a livello della mucosa intestinale ma senza alterarne la permeabilità (cosa che avviene invece nella celiachia).

Ad oggi non esistono test di laboratorio o istologici in grado di confermare questo tipo di “reattività”, di conseguenza si tratta di una diagnosi cui si giunge per esclusione; la diagnosi sarà seguita da una dieta con eliminazione del glutine e un open challenge (una reintroduzione sorvegliata di alimenti contenenti glutine), per valutare se si verifica un effettivo miglioramento dei sintomi alla riduzione o eliminazione del glutine dalla dieta ed una ricomparsa dei disturbi alla reintroduzione di questa proteina alimentare.

I sintomi includono diarrea, debolezza dovuta a perdita di peso, irritabilità e crampi addominali. Nei bambini, possono manifestarsi sintomi di malnutrizione come, ad esempio, una crescita insufficiente. Attualmente, l’unico aiuto per i pazienti celiaci è una dieta priva di glutine. Escludendo tale sostanza dalla dieta, l’intestino si ripara gradualmente e i sintomi scompaiono.

Una corretta diagnosi delle allergie e delle intolleranze alimentari può essere effettuata mediante test scientifici di diverso tipo, ognuno con una modesta valenza. Non esistono attualmente test capaci di “accertare” un’intolleranza.

Se una persona ritiene di soffrire di reazioni allergiche a determinate sostanze alimentari, la prima cosa da fare è consultare il proprio medico per verificare che i sintomi non siano causati da un’altra malattia ed essere eventualmente indirizzato da un allergologo o da un nutrizionista capace di svolgere un’accurata analisi della sintomatologia e poter così indagare sull’eventuale intolleranza.

bellavitosi_elena-ariosto-nutrizionista.jpg

DOTT.SSA ELENA ARIOSTO Biologo Nutrizionista

bellavitosi_logo-dna-milano.jpg
dNa Milano Centro Medico Interdisciplinare Nutrizione e Psicologia
viale Monza 270 Milano

 

 

Bibliografia
– Rosenfeld V. and Benfeldt E., J Pediatr (2004) ”Effetto dei probiotici sui sintomi gastrointestinali e sulla permeabilità intestinale dei bambini con dermatite atopica” 145:612-6.

– Liu Z, Li N, Neu J, Acta Paediatric. (2005). “ Tight junctions, leaky intestines, and pediatric diseases”. 94(4):386-93.
– Liu Z., Li N. and Neu J. (2005). “Tight junctions, leaky intestines, and pediatric diseases”. Acta Paediatr. 94 (4): 386–93.
– Kiefer D. and Ali-Akbarian L. (2004). “A brief evidence-based review of two gastrointestinal illnesses: irritable bowel and leaky gut syndromes”. Altern Ther Health Med 10 (3): 22–30; quiz 31, 92.

– Catalioto R.M, et al. Current Medicinal Chemitry (2011) “ Intestinal Epithelial Barrier Dysfunction in Disease and Possible Therapeutical Interventions”.
in Disease and Possible Therapeutical Interventions” Curr Med Chem. 2011;18(3):398-426.
– Fasano A. and Shea-Donohue T. (2005) Nat Clin Pract Gastroenterol Hepatol. “Mechanisms of disease: the role of intestinal barrier function in the pathogenesis of gastrointestinal autoimmune diseases”. Sep;2(9):416-22.
– Groschwitz K.R. and Hohan S.P. (2009). “Intestinal barrier function: molecular regulation and disease pathogenesis.” J. Allergy Cl. Imm. Cincinnati, Ohio 45229, USA.
– L.; Cacaraci, F.; Cavagna, S. (1994). Role of new allergens and of allergens consumption in the increased incidence of food sensitisations in France. Toxicology, 93:77-83.
-Barrie, S. (1999). Food allergies. In Textbook of Natural Medicine. Edited by Pizzorno, J. E. Jr and Murray, M. T. Second edition. Churchill Livingstone, London, pp 453-460.
– British Nutrition Foundation (2000). Food allergy and intolerance briefing paper. BNF, High Holborn House, 52-54 High Hollborn, London WC1V 6RQ, pp 1-33.
Scientific Committee for Food (1996). Report of the SCF on adverse reactions to food and food ingredients. pp 1-39.