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Ci siamo abituati a correre per fare ogni cosa, per avere tutto e subito. Le persone lente devono davvero adeguarsi ai ritmi veloci di oggi?

Il nostro rapporto con il tempo ha subito spesso cambiamenti radicali, in parte causati da un modello economico fondato sulla concorrenza e l’imperativo di raggiungere dei profitti. Per rincorrere il mercato, ci siamo dovuti adeguare ed essere sempre in anticipo sugli altri, per essere sempre in vantaggio rispetto alla concorrenza.

Anche il progresso tecnologico e scientifico ha giocato la sua parte sulla nostra percezione del tempo.

Una volta non c’erano tutti i mezzi che ci sono oggi per soddisfare i nostri bisogni, per avere tutto e subito. Non avevamo altra scelta che quella di aspettare. Compravamo frutta e verdura che maturavano nella stagione giusta, non mangiavamo carni di animali “pompati” per crescere più in fretta, non compravamo online ma andavamo nei negozi, guardando e scegliendo i nostri acquisti con calma

Insomma, prima accettavamo il principio che le cose si facevano passo dopo passo, con quella che ogni verrebbe definita lentezza.

Negli ultimi anni, è sembrato che il primo valore predominasse sull’altro. Anche se da un po’ qualche segnale sembra dare più valore della lentezza.

Per esempio, in certe aziende si creano spazi per rilassarsi o fare della meditazione. I pediatri mettono in guardia i genitori sulla necessità di rispettare i ritmi dei bambini. Nelle relazioni umane, si comincia a capire che la rapidità in genere causa carenza di attenzioni e genera rapporti distratti, dove l’altro viene trattato come fosse un kleenex da usare e gettare, senza mai il tempo di approfondire una vera conoscenza, creando un’instabilità affettiva che non dà soddisfazioni.

La lentezza è davvero un vantaggio?

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