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Gli esperti dicono che la crisi di mezza età non esiste. Per cui possiamo cogliere i cambiamenti di questa tappa come una nuova opportunità. Al di là degli stereotipi.

Certo, quando si arriva alla meta del mezzo secolo qualcuno avrebbe voglia di sconvolgere la propria vita, forse per paura che gli anni migliori siano quelli rimasti alle spalle.

La crisi di mezza età può davvero trasformarsi in una crisi se spinge a comportarsi in modo inquieto e impulsivo, a costo di errori irrecuperabili e costosi.

E’ una tappa difficile da digerire, in effetti. Ma tutto ciò che si racconta sulla crisi di mezza età è basato su vecchi stereotipi che non hanno niente di scientificamente dimostrato. Esistono parecchi miti da sfatare a questo proposito, perché questo passaggio può avere al contrario aspetti positivi interessanti e inaspettati.

Ma cos’è questa crisi?

La tappa della mezza età è un periodo di transizione che può permettere  di gestire l’età che cambia consapevolmente, in modo naturale e progressivo, senza travolgimenti improvvisi. Quindi non è una crisi, ma una fase della vita, che come altre.

Della crisi di mezza età parlò per la prima volta nel 1965 lo psicanalista Elliott Jaques e da allora divenne un termine di uso popolare, perché l’idea colpì sin da allora l’immaginario collettivo.

In realtà, già 15 anni fa, su campioni di persone a parità di reddito, occupazione, salute e matrimonio ugualmente soddisfacenti, è risultato che la curva della felicità diminuisce dai 20 anni in poi, fino ai 50 anni. Dopo di che inverte la sua rotta e si rialza, fino alla tarda età. La stessa scoperta è stata riscontrata in diversi paesi in tutto il mondo.

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