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Un libro che parla della matita, la sua storia, un’ode allo strumento di scrittura e di disegno per eccellenza, un ricordo indelebile nella memoria di tutti.

L’affetto che si prova ritrovando e sfogliando i vecchi quaderni di scuola è pari solo a quello di quando salta fuori, magari dal fondo di un cassetto, una vecchia matita. La nostra.

La matita è un pezzo della nostra vita, la frequentiamo da piccoli, la consumiamo, la torturiamo, poi la abbandoniamo crescendo e passando alle cose digitali. Se siamo fortunati ne avremo bisogno da grandi per segnare, annotare, schizzare.

E’ una tecnologia analogica la matita, il regno del perfettibile, del non standardizzabile, non misurabile, è antica, è senza tempo. Connette mano e cervello in un modo diretto, come mouse e monitor non possono ancora fare.
Tattile contro digitale, fisica contro virtuale.

L’amore che portiamo per le matite trova la sua giusta celebrazione nel libro “The pencil perfect. The untold story of a cultural icon”. Non è un caso che lo abbia scritto Caroline Weaver, la proprietaria del negozio CW Pencil Enterprise nell’East Village a New York, dove si possono trovare tutte le matite del mondo, vetrine, tavoli e scaffali sono occupati esclusivamente da matite. bellavitosi_matite-libro-caroline-weaver.jpg

Il libro parte dai primi usi della grafite e dai primi involucri di legno, per arrivare alle moderne matite giapponesi, veri oggetti di design.

La matita che attraversa in modo trasversale ogni tempo, quella che viene considerata la migliore di tutte tra quelle mai costruite, la matita perfetta, è la Blackwing 602, di cui John Steinbeck scrisse: “Ho scoperto una nuova matita ed è la migliore che abbia mai usato, morbida, nera, non si spezza e costa il triplo delle altre. Vola sulla carta.” Sono impazziti per questa matita anche Walt Disney, Quincy Jones, Vladimir  Nabokov.

La Blackwing pencil

La Blackwing pencil

In questo libro c’è la storia e la geografia, la religione e la psicanalisi dell’universo matita.

Qui c’è un video che mostra la gloriosa epopea della matita.

 

 

Si inizia nel XVI secolo, quando fu scoperto in Inghilterra un giacimento di grafite purissima, da lì nasce l’uso di materiali come il pioppo, l’acero rosso, l’argilla, le tecniche produttive sono artigianali e poi diventano industriali,

Le punte vengono affilate con un nuovo strumento, il temperamatite, e si arriva a dare una scala di durezza alle mine, da H (hard, duro) a B (black, nero) passando per F (fine point, punto giusto).

Si risolve il problema degli errori prima cancellando con la mollica del pane e poi inventando la gomma correttiva.

E per restare fedele al proprio tema, il volume è pieno di illustrazioni in bianco e nero, tutte minuziosamente iperrealiste e rigorosamente disegnate a matita da Oriana Fenwick.

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