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Zanardi analizza la società del dopo lavoro: perché non cavalcare la situazione e prenderla come un’opportunità? Un libro per ragionare.

Invece di fare un salto nel futuro, Nicola Zanardi fa un vero e proprio volo. Sopra al tempo, sopra alla società, sopra al domani del domani. “La civiltà del dopo lavoro” è il suo nuovo libro.

Tutto parte dal lavoro, che come lo conosciamo oggi sta sparendo, acquisito e svolto da tecnologie iper-performanti. Pensare che non possa accadere e cercare di rallentare l’inevitabile processo non sposta il problema, che sarà sempre più inevitabile.

A questo punto perché non cavalcare la situazione e prenderla come un’opportunità?

L’uomo è un essere adattabile e se il lavoro viene svolto dalle macchine, possiamo pensare di utilizzare il nostro tempo in altri modi, come acquisire nuove conoscenze e valorizzare l’eredità del Novecento, che è stato il periodo di massimo sviluppo nella storia del pianeta: potenziamento della conoscenza, scoperta delle energie, della materia, della chimica, delle relazioni interne all’uomo, la crescita demografica e il raddoppio della vita media.

Conoscenza dunque, ricordando che è una qualità per vivere con gli altri, insieme, partecipando.

Il lavoro cambia prospettiva.

Ma il nuovo lavoro può anche diventare mettersi a fare una seria manutenzione del nostro pianeta, ce ne sarebbe davvero bisogno, e magari provare a ridefinire come diventeranno le città, sempre più abitate.

Zanardi non ha risposte certe ma ci porta a ragionare su quanto, di solito, non viene esplorato, come le metamorfosi delle identità personali e culturali, con le tutele che dal lavoratore passano al cittadino. Ieri la società era vicina alla macchina, domani sarà vicina all’uomo.

Un nuovo secolo davanti a noi.

Si parla tanto delle ricadute economiche del reddito universale, ma alle persone non ci pensa nessuno? Quale sarà, sul piano della dignità, la differenza tra chi avrà un lavoro retribuito e chi non ce l’avrà perché non ha accessi professionali? Sarà un’esistenza sostenibile? E quanta diseguaglianza possiamo accettare?

La coesistenza di questi e molti altri aspetti forgeranno l’identità del nuovo secolo che ci aspetta.

Come diceva Pasolini, il 900 è stato caratterizzato dall’identità del lavoro, “tu eri quello che era il tuo mestiere”. Da oggi in poi “tu sarai quello che sai”.

Chi è.

Nicola Zanardi è stato un imprenditore di successo nella comunicazione, risultato che non tutti riescono a ottenere. Oggi è divulgatore e consulente in ambito di sostenibilità, innovazione e tecnologie, professore di Comunicazione Digitale all’università di Milano Bicocca, scrive per Il Corriere della Sera ed è stato condirettore di Equilibri, rivista per lo sviluppo sostenibile della Fondazione Eni Enrico Mattei. E’ presidente e fondatore della società Hublab.