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Non è solo un musical di successo e nemmeno un famoso film-cult. Ritorna il Rocky Horror Show: un’esperienza che va provata in prima persona, unica e trasversale. A Firenze dal 7 all’11 novembre.

di Paola Blandi

Da più di quarant’anni, il Rocky Horror Show coinvolge un pubblico di ogni età e latitudine e mette d’accordo intellettuali ed esibizionisti caciaroni.

Se la prima versione, quella teatrale del 1973 fu un successo “di nicchia”, il film di due anni dopo con Tim Curry e una esordiente e già straordinaria Susan Sarandon, fu decisamente un flop. Eppure è diventato un fenomeno globale visto fino a oggi da oltre 20 milioni di spettatori in tutto il mondo.

Sfuggente a ogni definizione proprio come il bisessuale protagonista Dr. Frank’n’Furter, il Rocky Horror ha influenzato intere generazioni di spettacoli musicali e non solo.

Da 34 anni il cinema Mexico di Milano, insieme alle “Rocky Horror House” di Berlino, New York e Parigi, propone lo spettacolo mentre gli attori vestiti come i personaggi del film officiano l’imprescindibile rito: quello di replicare con la partecipazione attiva del pubblico ciò che accade sullo schermo.

Anche Claudio Bisio è passato da lì. “Fu il mio primo lavoro da attore, – racconta – interpretavo Brad, il fidanzato di Janet e quelle cinquantamila lire di quel venerdì notte di quasi quarant’anni fa furono il mio primo guadagno con questo mestiere.”

Oggi è lui il narratore per le tappe italiane del nuovo tour mondiale dello show, ultima produzione in ordine di tempo che il creatore originale Richard O’ Brien ha desiderato sovraintendere personalmente e che a Milano ha fatto tappa al Teatro Arcimboldi per dieci giorni facendo sempre il pienone, mentre sarà a Firenze dal 7 all’11 novembre per poi attraversare in Europa Germania, Austria e Svizzera.

In sala si trovano fianco a fianco persone che conoscono a memoria le canzoni e dialoghi (la sottoscritta) e altre (in genere giovani) che spinte dalla curiosità o trascinate dagli amici, si accostano al fenomeno per la prima volta.

Ventenni che – armati di kit d’ordinanza distribuito all’ingresso – partecipano attivamente a quello che accade in scena controllando con la coda dell’occhio i vicini per tirare fuori al momento giusto il giornale che ripara dalla pioggia o il cappellino per partecipare alla festa.

Tra il pubblico c’è chi ne apprezza il messaggio ancora oggi trasgressivo, chi sostiene che le canzoni siano le più belle mai scritte per un musical, chi loda le scenografie e la messa in scena, chi si porta a casa i gadget, chi dà i voti agli interpreti e confronta le versioni. Ma anche il più scettico alla fine si alza per ballare l’irresistibile “Time Warp” e tutti se ne vanno a casa felici.