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Le opportunità che si sono aperte grazie al mondo digitale sono diventate il motore della nuova civiltà di oggi. Una rivoluzione che è andata sempre più veloce. Forse troppo.

La rivoluzione tecnologica ci è stata somministrata in dosi troppe massicce e in modo troppo incalzante e intenso. Ma qualcosa sta cambiando. C’è una nuova lucidità che mette le distanze fra noi e internet.

E questo vale non solo per le generazioni over 50, che si avvicinano al digitale in modo più lento e guardingo, ma anche per quelle più giovani, forse perfino per i cosiddetti nativi digitali.

Il web, internet, le ricerche su Google, i social, la possibilità di connettersi con il mondo dal proprio pc, dallo smartphone, dal tablet, hanno cambiato le nostre abitudini di vita negli ultimi anni.

Qualcosa è cambiato.   

Si tratta di ristabilire dei limiti, dei confini. Per trovare una tattica che non ci faccia soccombere passivamente alle nuove tecnologie. Senza arrivare a demonizzare il digitale e osannare l’analogico, perché comunque il futuro avanza e non potremo mai sottrarci al fascino delle nuove applicazioni.

Si tratta di fare silenzio, ogni tanto. E di sottrarsi, di non essere presenti a tutte le infinite sollecitazioni che il digitale ci invia e ci permette.

La nostra mente, che si sta abituando così bene alla velocità del digitale, ha bisogno si rallentare ogni tanto e mettersi a ragionare per conto suo.

Dobbiamo difenderci, anche se in modo simbolico.

Si tratta di leggere un libro di carta invece che un e-book. Di sentire il fruscio delle pagine che si voltano, l’odore della carta.

Si tratta di andare in biblioteca o in libreria perché non è affatto vero che ormai tutto si scopre su Google: qualcosa si può scoprire anche se non la stai cercando.

Finché vedremo dei nativi digitali aggirarsi nelle biblioteche a cercare i loro testi universitari, che sapranno separare la loro vita dal web, non potremo che essere ottimisti sulla nostra capacità di scegliere in modo autonomo e senza condizionamenti.
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A giugno di quest’anno sul web girava un’immagine di Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook, in ufficio accanto al suo pc con un pezzetto di nastro adesivo che copriva la telecamera. Un modo ben poco tecnologico per sottrarsi all’intrusione degli hacker.

Persino Zuckerberg ha bisogno di difendersi, quindi.

In questo mondo super-connesso le invasioni nella nostra vita piacciono a sempre meno persone. Perché la vita è là fuori che ci aspetta.

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