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Attraverso le parole di un boss pentito, capiamo cosa significano camorra e mafia ai giorni nostri. Di come si appropriano delle nostre terre e delle nostre vite.

Un killer spietato, un boss che contava nel clan dei casalesi. Domenico Bidognetti è diventato un collaboratore della giustizia dopo 7 anni di carcere al 41 bis. Le sue parole sono state raccolte nel libro “Il sangue non si lava”, dal giornalista Fabrizio Capecelatro e creano un quadro completo e fedele delle dinamiche della camorra napoletana e della mafia casertana, del traffico illecito di rifiuti e di tanti altri affari in cui è coinvolto il clan dei casalesi.

Fatti che è importante raccontare al grande pubblico, perché solo in questo modo si può cercare d’interrompere quello che è forse il più principale motore che fa crescere le organizzazioni criminali: riuscire ad avere consenso.

Un consenso che il clan ottiene ad esempio imponendo ai sindacati chi assumere e chi no, influendo quindi sulla scelta della manodopera. Chi vuole avere un posto di lavoro si rivolge all’uomo dell’organizzazione che frequenta il suo stesso quartiere. In una situazione di estrema difficoltà economica, questo incrementa sempre di più il potere dell’organizzazione criminale. Dietro una parvenza di benefattore che agisce per l’interesse di un territorio e per proteggere chi ci abita.

Gli imprenditori non si ribellano a tutto questo: perché ovviamente hanno paura, cioè temono la reazione del clan. Molti, conoscendo quali sono le modalità di estorsione, evitano addirittura d’investire oppure si trasferiscono all’estero con la loro attività.

Ma c’è anche chi cede, preferisce subire e quindi decide di pagare pur di poter lavorare.

E c’è chi accetta di avere un rapporto collusivo con l’organizzazione criminale, per ottenere una sorta di patrinaggio o protezione. Il clan lo può proteggere anche nei confronti della concorrenza, perché con la sua forza di intimidazione è in grado di indirizzare la clientela verso l’imprenditore protetto. Pochissimi resistono, mettendo a rischio sé stessi, la propria famiglia, oltre che la propria azienda e chi ci lavora: magari centinaia di operai che possono perdere il posto.

Tantissimi settori imprenditoriali diventano così delle mangiatoie da sfruttare in maniera parassitaria.

Nel libro, Domenico Bidognetti fa anche l’esempio degli imprenditori che volontariamente si sottomettono alla richiesta del pizzo. Che già all’inizio della loro attività chiedono chi devono pagare e quanto devono pagare. E che vengono premiati con una percentuale più bassa.

Nel 1990, il clan dei casalesi si sposta in Emilia Romagna, per controllare l’attività delle bische e dei video poker. E lì si scontrano con Felice Maniero, il quale, conoscendo la pericolosità della camorra e dei casalesi in particolare, immediatamente fa un passo indietro e gli lascia il campo libero.

Quella infiltrazione iniziata negli anni novanta si è ora radicata. Casalesi e camorra sono molto presenti in Emilia Romagna, compreso San Marino, nonostante i processi e le condanne. E se nel napoletano queste organizzazioni spesso si scontrano e sono in conflitto fra di loro, lì riescono a convivere pacificamente per portare a compimento i loro affari comuni.

“Lo smaltimento illecito dei rifiuti era una vera e propria miniera d’oro, meglio della droga e dell’estorsione” racconta Bidognetti

“in Lombardia, gli imprenditori lombardi facevano finta di non sapere con chi trattavano il trasporto e lo smaltimento, perché gli conveniva”.

Il carcere è un altro ambiente dove l’appartenenza a un regime criminale ha un grande significato.  Significa potere, carisma, autorevolezza, anche al di sopra della polizia penitenziaria. E quando questa ha voluto svolgere fondo in fondo il proprio dovere, ha ricevuto vendette molto gravi, con molte uccisioni.

In un passaggio del libro, un ispettore di polizia penitenziaria dice a Bidognetti: “Ci vorrebbe un personaggio come lei in ogni sezione di ogni carcere”. Perché quel detenuto riusciva a tenere l’ordine pubblico all’interno di quella sezione meglio di quanto facesse l’autorità dello Stato.

Ne “il sangue non si lava”, Domenico Bidognetti racconta i lati peggiori del mondo di cui ha fatto parte e tutto il male che la presenza di un clan mafioso fa a una terra e a una popolazione. Testimonianze che senza questo libro sarebbero rimaste chiuse negli archivi dei palazzi di giustizia. E che invece fanno capire come queste organizzazioni criminali siano una realtà concreta e tangibile, vissuta e pagata da ciascuno di noi in tutt’Italia: anche solo in termini di mancato sviluppo, cioè mancanza di investitori onesti sul territorio.

Il valore e l’importanza di questo libro sono quelli di poter leggere, attraverso il racconto di un protagonista, l’evoluzione di un clan dalle prime battute fino alla sua imposizione come clan che tra i suoi riferimenti aveva un sottosegretario del Ministero dell’Economia, e cioè Nicola Cosentino.

“Il sangue non si lava” di Fabrizio Capecelatro ABEditore Collana Terre Dei Fuochi € 16,90

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