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Una mostra-evento nel museo del Louvre. Per la prima volta dal 1966 sono esposti dodici dipinti di Vermeer, che rappresentano un terzo del lavoro del maestro di Delft, in parte ancora misteriosa e di cui oggi conosciamo appena una quarantina di dipinti.

La mostra Vermeer et les maîtres de la peinture de genre esplora l’affascinante rete dei rapporti che Johannes Vermeer (1632-1675) aveva con altri grandi pittori del secolo d’oro olandese: Gérard Dou, Gerard ter Borch, Jan Steen e Pieter de Hooch, Gabriel Metsu, Frans Caspar Netscher, Van Mieris.

Un evento reso possibile dalla collaborazione del Louvre con le più grandi istituzioni museali, come la National Gallery di Dublino e la National of Art di Washington.

La leggenda di Vermeer, artista che si chiudeva nel suo mondo inaccessibile e silenzioso, ha creato il mito di un pittore che si isolava da tutti gli altri.  Ma non era del tutto vero: anche se le sue opere, messe qui accanto a quelle degli altri, sottolineano un temperamento artistico unico e distintivo.

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La celebre definizione “Sfinge di Delft” attribuita a Veermer dal francese Théophile Thoré-Bürger, che alla fine del XIX secolo ha scoperto l’artista e per la prima volta lo ha presentato al mondo, ha in gran parte congelato la personalità artistica di questo affascinante maestro della pittura, ponendolo in una dimensione misteriosa ed enigmatica. Il mito del genio solitario ha fatto il resto.

Johannes Vermeer non ha comunque raggiunto il suo livello di padronanza e creatività rimanendo tagliato fuori dall’arte del suo tempo, anzi.

Questa mostra cerca di dimostrare, attraverso il confronto con opere di altri grandi artisti, che Vermeer era perfettamente coeso con questo mondo artistico di pittori specializzati nel rendere eleganti e raffinate scene che rappresentavano momenti della vita di tutti i giorni. Con squarci di luce ed effetti di chiaro scuri unici: “vere nature morte con esseri vivi”, come sono state definite da Gombrich

Anche se questi pittori risiedevano in diverse città dei Paesi Bassi, le loro opere mostrano forti somiglianze nello stile, nei soggetti, nella composizione e nella tecnica.

Erano artisti che s’ispiravano a vicenda e in competizione tra loro. E questa rivalità ha contribuito all’eccezionale qualità dei loro lavori.

Una produzione di importanti dipinti che hanno ispirato molti altri artisti nei secoli successivi. Come scriveva Giulio Carlo Argan: “paradossalmente, Giorgio Morandi è Vermeer”.

Vermeer et les maîtres de la peinture de genre
Museo del Louvre a Parigi fino al 22 maggio 2017