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Le scarpe col tacco? Sono da ammirare le bellavitose allenate che le hanno sempre avuto addosso e che anche ora, per sempre, riescono a indossarle con andatura plastica e naturale, con quei polpacci ben formati da una vita di tacchi a spillo, zeppe, stiletti, décolleté.

Per la maggior parte di quelle come me, è una débâcle. Certe cose non le posso fare più, è ora che mi rassegni.

Inutile comprarle col tacco altissimo. Inutile sbavare davanti a quella parte della vetrina dove ammiccano certi sandaletti Loboutine, certi stivali da panterona.

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Bassa. Come le scarpe.

Tanto rimarranno lì, desolanti feticci. Accumulate nelle loro scatole, ancora avvolte nella carta velina. 

Finché arriva una sera ogni tanto che vuoi riprovarci ancora. Te le infili, percorri barcollando tre metri lungo il corridoio e poi decidi che non ce la farai mai, che i tuoi piedi chiedono pietà, che chissenefrega.

Eppure è così bello possederle, dopo che ti hanno sedotto lì dalla vetrina, cullarti nella calda illusione di una caviglia che ormai non c’è più, di una falcata che potresti, volendo, se proprio insisti, avere. Giusto per un paio d’ore. Ma poi, per pietà, ridatemi le mie scarpe tacco 5.