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Il primo whisky italiano viene prodotto in Alto Adige e si chiama Puni. Storia di una passione nata a una certa età e diventata un piccolo capolavoro.

In Italia siamo maestri nel fare i vini, le grappe, le bollicine, le birre, tutto il mondo ce lo riconosce. Ma da oggi sappiamo fare anche il whisky. Non importa se non è un distillato delle nostre tradizioni, neanche la birra lo era, eppure esportiamo birra di qualità riconosciuta anche nei paesi in cui la birra è nata.

Lo facciamo anche in Italia, lo facciamo bene e lo facciamo buono.

Puni è la prima e unica distilleria italiana di whisky, a Glorenza in Val Venosta provincia di Bolzano.

bellavitosi_puni-whisky-italiano.jpgAlbert Ebensperger a un certo punto della sua vita ha deciso che doveva realizzare quella che era alla sua passione: si è documentato, ha viaggiato, studiato, seguito corsi e sette anni fa si è buttato in quest’avventura iniziando a produrre whisky, aiutato dai due figli.

Hanno iniziato a lavorare con materie prime di grande qualità.

Una miscela di malto d’orzo, segale e frumento coltivati in Val Venosta, più acqua purissima di montagna del fiume che scorre lì vicino, il Puni.

bellavitosi_whisky-italiano1Hanno commissionato distillatori e alambicchi progettati e realizzati artigianalmente in Scozia, quindi hanno adattato all’utilizzo vecchi bunker sotterranei della 2° Guerra Mondiale come cantina di maturazione, le temperature basse e costanti e l’alta umidità li rendono magazzini ideali per il lungo invecchiamento del whisky.

Dopo tre anni nasceva il primo whisky di malto italiano.

Il Puni Nova, dolce e fruttato con sentori di miele, banana, vaniglia, il Puni Alba, sapori ricchi e aromi di frutta, chiodi di garofano, leggermente torbato. Non sono tenuti a rispettare il disciplinare delle Highlands scozzesi, ma gli Ebensperger vogliono rispettare la tradizione di imbottigliare solo dopo l’invecchiamento minimo di tre anni.

Utilizzano tre tipi di botti diverse per l’invecchiamento: di marsala siciliano, di bourbon USA e di vini speciali dell’Alto Adige.

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Oggi la distilleria Puni è strutturata in un bellissimo edificio cubico di mattoni rossi progettato dall’architetto Berner Tscholl. Può essere visitata e la degustazione, oltre che piacevole per il posto e per la cordialità di chi ci lavora avrà poco da invidiare alle cugine scozzesi, le distillerie che hanno fatto grande la storia del whisky.

Chi sa lavorare con impegno e passione sa preparare con cura anche il momento dell’assaggio e della degustazione.

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E sa anche scegliere per il design delle bottiglie Christian Zanzotti, che gli hanno fatto vincere il World’s Best Design 2016 ai Whiskies Awards di Londra.

Bravi dunque, alla famiglia Ebensperger, coraggiosi anche a farsi supervisionare da un maestro scozzese del whisky, mantenendo però il carattere del loro territorio originale.

Sicuramente lui avrà declamato il vecchio detto delle Highlands: “Non bere whisky senza acqua, non bere acqua senza whisky”.

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