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Nel mondo ci sono 7 miliardi di persone che si siedono alla stessa tavola. Ci sono cibi a cui dobbiamo rinunciare e altri a cui rinunceremo tra pochi anni.

Il merluzzo si vende benissimo in tutto il mondo, sia baccalà che stoccafisso, e in Canada, Norvegia, Lofoten, Svezia ne catturano così tanto che prima o poi finirà. E se finisce non mancherà solo sulle nostre tavole ma ci sarà un buco nella catena alimentare. Questo è un esempio di sfruttamento intensivo delle risorse che non può essere risolto se non fermando, o rallentando drasticamente, la pesca dei merluzzi.

Il tonno rosso si sta ripopolando, ma solo perché è stato fatto un piano di quote di cattura molto rigoroso con il Regolamento Europeo del 2006, e comunque siamo ancora lontani dalle grandi taglie a cui può arrivare la specie.

Le creature del mare vanno protette dalle nostre forchette. Le sardelle e i bianchetti, che in Liguria chiamano gianchetti, che sarebbero i piccoli di sarde e alici, sono protetti dal 2006 ma in molte zone d’Italia tra cui Sicilia, Calabria e Puglia continuano a pescarli, causando un danno molto grave per l’ecosistema.

Infatti la pesca massiccia ha creato un vuoto nella catena alimentare, che è stato subito colmato da una specie opportunista: le meduse, proprio quelle che negli ultimi anni infestano i nostri mari. In Francia hanno addirittura costruito delle barriere per tenerle lontano dalla costa.

bellavitosi_cibo-estinzione.jpgA volte la causa non è solo lo sfruttamento intensivo delle risorse ma anche l’utilizzo di prodotti chimici. Le rane per esempio sono il piatto tipico delle risaie e da quando si è iniziato ad usare insetticidi che uccidono tutte le specie animali per proteggere il riso, il numero di rane verdi è crollato. E se le trovate in un ristorante quasi sicuramente arrivano dalla Turchia o dal Sud Est asiatico.

Per pescare un chilo di datteri di mare bisogna rompere tra i 50 e i 100 chili di roccia. Ci sono località italiane in cui sono crollati pezzi di costa per colpa di chi sgretola le pareti di pietra. Il dattero cresce molto, molto lentamente e se i bracconieri del mare continuano a raccoglierli si estingueranno. Dal 1988 ne è proibita la raccolta e anche la detenzione, quindi commettono un reato quelli che li pescano ma anche i ristoratori che li propongono ai loro clienti.

Nel mare, i prodotti migliori per la sostenibilità e salubrità sono i frutti di mare: si possono allevare e in più purificano le acque. Le vongole contengono 50 volte la quantità di vitamina B12 del pesce, le ostriche sono ricche di oligoelementi, e per quelli a cui piacciono, sono un’alternativa al pesce.

Ci stiamo mangiando specie che rischiano di non esistere più. Poi ci sono quelle che non mangiamo per motivi etici, mangiamo meno coniglio perché lo vediamo come animale da compagnia, meno cavallo perché lo consideriamo un animale vicino all’uomo.

Prepariamoci a cambiare menù. Quale sarà quello del futuro?

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