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Ci sono buoni motivi per vergognarsi, a volte. O è vergognoso non vergognarsi: quando si perde il senso della modestia, il senso di essere per sempre piccoli.
Quando va perduto il bisogno di avere amore, sostegno, valore per chi amiamo.

E’ vergognoso perdere la capacità di arrossire, il senso e la dignità di essere vulnerabili, fragili come cristalli, nudi e infreddoliti di fronte al tempo. I latini la chiamavano verecundia. Andava di pari passo con l’onore, col valore dell’individuo, col senso del limite di ciascuno di fronte agli altri, di fronte al tempo e all’orizzonte ristretto di ogni vita.

Ma ci sono pessimi motivi per cui vergognarsi, a volte. Quando il nostro essere malati, deboli e invecchiati ci cattura malignamente in un sentimento oscuro e subdolo, ci induce a nasconderci. Così la vergogna ci rende clandestini a noi stessi, in fuga sulla nave arrugginita di emozioni gelide, senza una meta precisa e confortante a cui approdare.

I più fortunati possono avere una sessualità con un partner. Ma quante volte spegniamo la luce facendo l’amore, per non vedere e non essere visti nella nudità di un corpo che non racconta più il potere di un tempo? Quante volte ci sentiamo confortati dalla penombra? Quante volte chiudiamo gli occhi immaginando di essere quello che non siamo più, o di essere quello che credevamo di essere quando eravamo giovani?

Quante volte le donne fingono un godimento, ancora e ancora, nascondendo disgusto?

E gli uomini? Gli uomini, che non possono fingere un’erezione. Rinunciano? O clandestinamente si affidano a pillole magiche? Quanti, segretamente, si affidano a fantasie non comunicabili, a desideri che non possono raccontare nemmeno a se stessi?

I meno fortunati sono soli, perché la solitudine non è mai una fortuna. Dimmi come ti masturbi e ti dirò chi sei.

Tu, donna, hai imparato a farlo per dignitosa libertà? Raggiungi così finalmente la legittimità del tuo desiderio? Ti regali carezze e dolcezze di movimento? Delicatezza e sogno? O anche tu hai imparato la pornografia dai maschi? Tu, uomo, replichi antichi riti? I cinema porno sono quasi tutti chiusi, quel poco di solitaria condivisione, quel senso di essere non soli a masturbarsi nello stesso luogo di solitudine è sparito. La tecnologia condanna ad esser soli col proprio desiderio, soli col proprio sito porno. O soli in una chat, con la finzione di qualche immagine inventata, senza sapere se e quanto chi è dall’alta parte dello schermo sia vero o finto. Sappiamo definire ciò che è vero e ciò che è finto?

Chi può paga, per illudersi di non essere solo. Maschi che pagano giovani femmine, per replicare l’illusione di un potere antico. Maschi che pagano giovani maschi, per realizzare quel che non hanno mai potuto confessare.

Possiamo parlarne. Dobbiamo parlarne. Per rendere dignitoso invecchiare, per dare valore al corpo e all’idea che abbiamo di noi stessi. Mezzo secolo fa, da giovani, predicavamo libertà, politica e sessuale. Ancora non ce l’abbiamo fatta. Di quella politica preferisco non occuparmi, per non esporre me stesso a fatiche forse non sostenibili. Della libertà e della dignità sessuale invece, con cocciuta determinazione, continuo ad occuparmi, confidando che si possa vivere meglio. Magari non proprio felici e contenti come nelle fiabe, ma quasi.

Francesco Bisagni

francesco_bisagni
Medico psichiatra e psicoanalista, autore di molte pubblicazioni scientifiche.

Vive a Milano e lavora con bambini, adolescenti e adulti.
www.francescobisagni.com

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