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Esiste la persona giusta, perfetta per noi? Forse no. Ma esistono persone che ci piacciono anche se sono diverse da noi: forse il bello è proprio lì.

Questo è l’elogio dell’amore imperfetto, che proprio per questa sua caratteristica diventa più interessante dell’amore da cartolina, idealizzato e irreale. Ci fa entrare nella realtà di uomini e di donne che sono unici perché hanno pregi, difetti, qualità e capacità diverse.

Ognuno di noi è un mix unico: io sono diverso da te che sei come me, unico. E viceversa. Dovremmo imparare ad adottare un’altra prospettiva sulle cose dell’amore. Vedere con occhi diversi i nostri limiti e quelli altrui, perdonandoceli e perdonandoli per riuscire a essere solo ciò che si è.

L’altro ha una sua complessità e le sue mancanze possono farci aprire uno spiraglio su com’è la vita, veramente. E insegnarci a mettere insieme invece di separare, di ragionare per opposti. E magari arrivare a dire: “Le cose che in lui non vanno me lo rendono odioso, e adorabile”.

I giapponesi hanno il wabi-sabi, una visione del mondo basata sull’accettazione della transitorietà delle cose: nulla è finito, nulla è perfetto. E’ la caratteristica più evidente, per noi occidentali, di ciò che viene solitamente considerata come bellezza tradizionale giapponese.

Infatti per loro l’imperfezione è un valore irripetibile e riparano gli oggetti rotti di ceramica utilizzando una colla con polvere d’oro. E’ la tecnica “kintsugi”, che crea oggetti unici e sempre diversi.

Come siamo noi. Come sono gli altri.